Cittadinanzattiva: scuola bocciata in sicurezza

Si va a scuola e si rischia di vedersi crollare addosso un pezzo di intonaco. Se va meglio, ci si imbatte in aule sporche e sovraffollate, dove come minimo regna la polvere. Corridoi, bagni e aule detengono il primato degli ambienti più sporchi. E la situazione è gravissima sul versante della carenza di certificazioni. In poche parole: la scuola italiana è bocciata in sicurezza. C’è una situazione di estrema precarietà, caratterizzata da distacchi di intonaco, finestre rotte, palestre malandante, aule sporche e spesso sovraffollate, mentre aumentano gli episodi di bullismo e vandalismo e la manutenzione ordinaria, che pure potrebbe risolvere molti problemi, non si fa. È la fotografia della scuola italiana scattata dall’VIII Rapporto di Cittadinanzattiva "Sicurezza, qualità e comfort a scuola", presentato oggi a Roma.

L’indagine è stata condotta su 82 edifici scolastici di ogni ordine e grado di otto Regioni: ben il 16% "è messo davvero male". Afferma Adriana Bizzarri, Coordinatrice nazionale Scuola di Cittadinanzattiva: "Solo una scuola su cinque ottiene la sufficienza, ma questo è già un dato grave. Chi di noi salirebbe su un aereo ipertecnologico se gli venisse detto che è abbastanza sicuro?".

Nell’arco degli anni, commenta Bizzarri, "la situazione non è peggiorata ma non è migliorata. Poiché la situazione che hanno ereditato Comuni e Province dal ’96 a oggi è grave, è chiaro che il fatto che ci si stia impegnando con questa lentezza a fronte del fatto che le risorse necessarie sono ingentissime e manca la manutenzione ordinaria, tutto questo fa sì che non ci sia ancora un segnale positivo. Registriamo anche quest’anno non solo l’assenza delle certificazioni, ma anche segnali come distacchi di intonaco, infiltrazioni di acqua, che denotano uno stato di sofferenza degli edifici molto elevato e al quale bisogna porre mano. Altrimenti il rischio di altri San Giuliano e il rischio di altri Rivoli purtroppo non sono scongiurabili".

Dopo la tragedia del liceo di Rivoli, che ha provocato la morte di Vito Scafidi per il crollo di un controsoffitto, "quello che si è fatto è una mappatura degli elementi anche non strutturali delle scuole. Ma devono collaborare tutti con la stessa intensità, perché questa mappatura non è stata ancora completata – prosegue Bizzarri – È chiaro che non avendo la fotografia netta di quale sia il reale fabbisogno e di quante risorse siano necessarie per mettere in sicurezza le scuole, è difficile anche oggettivamente individuare le priorità".

Molti sono edifici vecchi, come si possono mettere in sicurezza le scuole con fondi insufficienti? "Si deve ragionare secondo criteri di priorità. Se abbiamo quasi 2700 scuole che insistono in zona rossa a rischio sismico, queste dovranno avere la precedenza su altre. Le famose 2400 scuole a rischio amianto, riteniamo debbano essere bonificate prima di altre. Quindi bisogna individuare criteri oggettivi che vadano comunicati secondo un criterio di urgenza e priorità. Dopodiché bisognerà ripristinare i fondi ordinari per risolvere il problema della mancanza di manutenzione, che potrebbe evitare i pericoli quotidiani".

I numeri, dunque. Il 15% delle scuole monitorate ha crepe sulla facciata esterna e all’interno degli edifici. Ci sono distacchi di intonaco nel 29% dei corridoi, nel 23% dei laboratori, nel 21% dei bagni e nel 20% delle aule. Le scuole sono fatiscenti perché gli edifici sono antichi – il 55% a livello nazionale è stato costruito prima del 1974 – ma prima di tutto per la mancanza di manutenzione. Secondo il Rapporto, "i responsabili del Servizio di prevenzione e protezione intervistati hanno risposto che, in caso di interventi urgenti, due volte su tre l’Ente proprietario non è mai intervenuto".

Situazione grave sul versante della certificazione: poco più di una scuola su tre (37%) possiede la certificazione di agibilità statica, proprio quando più della metà delle scuole del campione si trova in area a rischio sismico. La certificazione igienico-sanitaria c’è solo nel 25% dei casi. Quella di prevenzione incendi nel 31%.

Le aule, altro capitolo dolente. Sono in uno stato di degrado e in condizioni di invivibilità: il 93% è privo di porte antipanico (nel passato non erano obbligatorie), il 38% ha finestre non integre, il 27% riporta segni di fatiscenza, un altro 27% prese e interruttori rotti o divelti, ancora il 27% cavi volanti. Per non parlare di distacchi di intonaco e difformità dei pavimenti (20% entrambi). Le scale di sicurezza sono assenti nel 29% delle scuole a più piani. A questi problemi si aggiungono le novità legislative che prevedono per il 2009 e il 2010 l’innalzamento progressivo del numero degli alunni per classe.

Poi ci sono le pesanti ricadute dei tagli ai bilanci sulla pulizia. Indicativa, in negativo, la situazione dei bagni, dove nel 35% dei casi manca la carta igienica, nel 39% il sapone, nel 68% gli asciugamani. Per avere qualche nota positiva bisogna andare al capitolo prevenzione, per trovare che il piano di evacuazione è presente in tutte le scuole, quello di valutazione dei rischi nel 96%, le prove di evacuazione sono svolte regolarmente nel 93% degli edifici. Fra le richieste di Cittadinanzattiva: completare con urgenza e aggiornare l’Anagrafe dell’edilizia scolastica, sanzionando chi non fornisce i dati, e porre un netto no al sovraffollamento.

La presentazione del rapporto è stata anche occasione per fare il punto sui finanziamenti disponibili, presente il Sottosegretario di Stato alle Infrastrutture e Trasporti Mario Mantovani, che ha sottolineato la responsabilità dei sindaci e degli enti locali nella gestione delle scuole, anche a seconda dei fondi a disposizione, e proposto di regionalizzare l’Anagrafe scolastica. Sul versante fondi, "abbiamo – ha detto Mantovani – un miliardo di euro a disposizione, l’85% per le regioni del Sud, il 15% per il Nord poiché sono fondi FAS (Fondo aree sottosviluppate, ndr). 224 milioni di euro li abbiamo usati per aprire tutte le scuole de L’Aquila. Abbiamo avviato uno stralcio di 358 milioni da far arrivare a Comuni e Province: sono pronte le convenzioni con 1700 enti, si aspetta la pubblicazione della delibera del Cipe. Per il terzo stralcio di 420 milioni è stato convocato il tavolo tecnico entro fine mese". Sono poi in ballo altri 115 milioni di euro per i quali serve l’indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti.

 

di Sabrina Bergamini

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