Class action, i Consumatori la vorrebbero così

Domani riprenderà in Senato la discussione sulla class action. Il testo sul quale si confronteranno i senatori è quello licenziato dalla commissione Industria che – come è noto – rende il provvedimento non retroattivo limitando le possibili azioni di classe contro frodi messe in atto a partire dal luglio 2008. Cos’è indispensabile modificare, perché l’azione collettiva italiana sia efficace contro le truffe, i raggiri, le furbizie? Perché non porti a: una paralisi dei Tribunali? Un bluff per i consumatori? Un business per gli studi legali? Se lo sono chiesto oggi nel corso di una conferenza stampa Adiconsum, Unione Nazionale Consumatori e Cittadinanzattiva che hanno individuato 5 modifiche da apportare al testo della class action facente parte del Ddl Sviluppo affinchè questa diventi realmente un’opportunità per i consumatori. Vediamole nel dettaglio:

1. Legittimare ad agire anche le associazioni consumatori riconosciute (class action in vigore nei paesi europei) oltre che i singoli consumatori (class action all’americana). Ciò per rendere coerente la normativa italiana con la direttiva europea sulla class action in fase di preparazione.

2. Sostituire il concetto di interesse "identico" (che in pratica azzera la possibilità di azioni collettive) con quello di interesse "analogo", "omogeneo", ecc..

3. Semplificare l’adesione dei consumatori all’azione collettiva. La normativa, così come è attualmente formulata, porterebbe alla paralisi dei tribunali, dovendo i consumatori interessati depositare in cancelleria la documentazione probatoria.

4. Eliminare l’azione punitiva nei confronti dei promotori dell’azione collettiva. Questa norma è prevista in varie legislazioni sull’azione collettiva nei confronti delle imprese condannate, in aggiunta al risarcimento ai consumatori. Nel testo in discussione al Senato, questo principio viene rivolto contro le vittime e i soggetti più deboli, cioè i consumatori (più di così la Confindustria non potrebbe ottenere!)

5. Sostituire il concetto di "obbligo di pubblicità dell’azione collettiva" (provvedimento oltreché costoso, ingestibile per i consumatori) con quello di "obbligo di informazione" ai consumatori, valorizzando inoltre l’aspetto conciliativo fra le parti per risolvere il contenzioso prima del pronunciamento dell’eventuale sentenza.

"Un testo di riforma della class-action scritto su misura per le aziende". Così lo definisce Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, che non perde occasione per sottolineare i molti passi indietro rispetto alla versione originaria. "Il progetto è stato scritto con mano tremante dal legislatore, forse perché guidata dal mondo confindustriale – prosegue Dona – Perché privare le organizzazioni dei consumatori di una legittimazione concorrente rispetto a quella individuale? Se è giusto che ciascun cittadino possa azionarsi, non si spiega perché escludere le associazioni rappresentative dal potere di iniziativa diretta, eventualmente al fianco dei danneggiati?".
Ed ancora: "perché sanzionare in modo punitivo l’azione giudicata infondata e non prevedere analoga sanzione a carico dell’azienda che fosse ritenuta colpevole?". "La verità – conclude Dona – è che si sta lavorando ad un istituto che nessun Sig. Rossi avrà il coraggio di attivare per paura delle conseguenze di un’eventuale pronuncia di rigetto. E le aziende scorrette avranno ancora vita facile, nella certezza di restare impunite".

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