Comitato Tv e Minori, 163 violazioni in 4 anni

Un bilancio positivo quello del Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione Tv e Minori che compie quattro anni: 1542 casi trattati, 453 procedimenti aperti, 163 risoluzioni di violazione del Codice. Per quanto riguarda le reti, quella più virtuosa è stata La7 alla quale sono state segnalate 14 violazioni rispetto alle 77 di Mediaset e alle 45 della Rai. Le risoluzioni e le segnalazioni sono state poi via via rimesse all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che in alcuni casi ha archiviato, in altri li ha tuttora in esame, in altri ancora ha erogato sanzioni pecuniarie. Il record della sanzione, di ben 200mila euro, spetta allo scontro Zequila-Pappalardo che animò una domenica pomeriggio (la trasmissione in questione era "Domenica In" in onda su Rai Uno che fu sanzionata per la violenza verbale dello scontro, avvenuto in una trasmissione di intrattenimento familiare).

Le violazioni hanno riguardato soprattutto film e fiction, talk show, reality, varietà e informazioni mentre i profili di violazione più spesso rilevati hanno riguardato la violenza nelle sue varie forme, la volgarità, l’offesa alla dignità della persona. Quanto al genere di programmi, le violazioni riscontrate hanno riguardato soprattutto: i film e più in generale la fiction: i talk show, i reality show, i varietà, l’informazione.

"La televisione è sempre più presente nella vita di bambini e ragazzi e per questo è necessario maturare la consapevolezza che i mass media hanno un impatto formativo di rilievo sulle giovani generazioni è solo il primo passo di un ampio processo culturale fatto di più livelli". Questo il commento del Ministro Rosy Bindi che spiega: "Quanto emerge dall’opera del Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione per la tutela dei minori in Tv è proprio un modo non solo normativo e sanzionatorio di interpretare il rapporto tv/minori da parte di operatori, educatori e istituzioni vigilanti. Non basta vietare il peggio, occorre promuovere il meglio".

È importante, infatti – continua il Ministro – che tutte le istituzioni educative lavorino insieme per definire i criteri grazie ai quali si stabilisce cosa vuol dire fare programmi di qualità; per dare ai minori e alle famiglie gli strumenti per capire e giudicare ciò che vedono; per dotare le scuole di tempo e risorse che consentano di utilizzare i mass media come preziosa opportunità per i propri percorsi didattici; per attivare un dialogo continuo, critico e propositivo, tra famiglie, istituzioni, associazioni e operatori dei mass media. In sostanza per far sì che le famiglie siano protagoniste attive e non semplici fruitori di programmi d’intrattenimento o destinatari di messaggi pubblicitari.

 

 

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