Conciliazione, pro e contro della riforma

Si parla di conciliazione in materia civile e commerciale con uno sguardo alla riforma che domani sarà all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri, con l’esame preliminare per l’attuazione dell’articolo 60 della legge n. 69 del 2009 sulla mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali: questo il tema del convegno "La conciliazione in materia civile e commerciale", organizzato da Unioncamere, Uncitral (United Nations Commission on International Trade Law) e Consiglio Nazionale Forense oggi a Roma. Il convegno si inserisce nelle iniziative della VI edizione della Settimana della conciliazione delle Camere di Commercio, in cui la conciliazione sarà gratuita per le imprese e per i consumatori.

L’intervento introduttivo è affidato al Primo Presidente della Corte d’Appello di Roma Giorgio Santacroce, per il quale "l’esigenza di velocizzare il processo civile ben può essere soddisfatta ricorrendo a strumenti di composizione delle controversie fondati sul riconoscimento dell’efficacia dell’autonomia negoziale dei privati perché, se è vero che spetta allo Stato il monopolio della forza nell’attuazione coattiva del diritto, non è altrettanto essenziale il monopolio del diritto, quando non è coinvolto un interesse superindividuale ovvero, in senso lato, un interesse di ordine pubblico". Santacroce ha mostrato apprezzamento per la riforma della giustizia civile varata dal Ministro Angelino Alfano. "Nell’art. 60 della legge di riforma del processo civile 18 giugno 2009, n. 69 – ha detto – è contenuta infatti una delega all’Esecutivo per disegnare il nuovo impianto delle ADR (Alternative Dispute Resolutions), attraverso l’adozione in tempi rapidi di uno o più decreti legislativi in materia di mediazione e conciliazione in ambito civile e commerciale relativamente alle controversie aventi ad oggetto diritti disponibili". Costi ridotti e tempistiche agili sono per Santacroce il "fiore all’occhiello", tenuto conto che "nei decreti di attuazione previsti dalla legge si dovrà prevedere una durata massima per concludere l’iter conciliativo di non oltre quattro mesi".

"Scopo della delega – ha proseguito Santacroce – è di invogliare le parti alla scelta della mediazione e della conciliazione come modi di risoluzione delle controversie alternativi rispetto ai procedimenti giurisdizionali contenziosi, offrendo loro specifici vantaggi, e di sollecitare gli avvocati ad assumere un ruolo attivo nell’attività di conciliazione cercando di utilizzarla al meglio per la soddisfazione degli interessi dei propri clienti". Per Santacroce, "l’attribuzione del controllo e della gestione della conciliazione alla stessa classe forense riveste un’importanza estremamente significativa perché mira a superare vecchi schemi e tabù radicati in molti avvocati, primo fra tutti che la scelta della conciliazione possa sottrarre clienti allo studio. Così non è".

Un approfondimento dei contenuti del provvedimento è stato proposto da Augusta Iannini, Capo Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia. Fra i principi della legge delega, ha spiegato, ci sono quello di non incidere sui diritti di acceso alla giustizia comune; di "valorizzare l’esperienza degli ordini professionali e forense perché riteniamo – ha detto – che senza il sostegno dell’Avvocatura questo processo non potrà partire e perché se l’Avvocatura si mette di traverso questo processo non potrà partire". È stata prevista anche l’azione di altri ordini, come quello dei medici in relazione ai temi dell’integrità della persona fisica e dei giornalisti per danni derivanti a mezzo stampa. Ci saranno forme di agevolazione fiscale. E "all’avvocato è stato imposto il dovere di informativa sulla mediazione". La durata non potrà superare i quattro mesi.

Nel decreto delegato, ha spiegato Iannini, fra le forme di mediazione ce n’è una per così dire obbligatoria per una serie di controversie, per contribuire a diffondere la cultura della mediazione: riguarda fra gli altri condominio, diritti reali, patti di famiglia, locazione, comodato, risarcimento danno medico, diffamazione a mezzo stampa, contratti assicurativi, bancari e finanziari. Naturalmente, nel provvedimento è previsto il limite "che la mediazione non precluda l’accesso alla giustizia". Si prevede inoltre l’istituzione dell’Albo dei formatori per la mediazione.

Si tratta di una riforma che non è condivisa dai consumatori. Associazioni di Consumatori e Aziende hanno infatti denunciato che se dovessero entrare in vigore la riforma dell’ordinamento forense e la legge delega 69/2009 i cittadini non potranno più rivolgersi alle associazioni dei consumatori per essere rappresentati gratuitamente e fare valere i propri diritti nei confronti delle aziende, ma saranno costretti a pagare un avvocato.

Proprio sulla nuova normativa si sono dunque espresse con chiarezza nei giorni scorsi associazioni e aziende aderenti a Consumers’Forum, che si sono confrontati sullo schema di decreto legislativo che affida in esclusiva agli avvocati la conciliazione delle controversie civili e commerciali escludendo le associazioni dei consumatori, e hanno presentato al Ministero dello Sviluppo Economico un emendamento volto ad escludere dalla riforma dell’ordinamento forense le procedure di composizione non giurisdizionale delle controversie in materia di consumo di cui all’art. 141 del codice del consumo nonché quelle paritetiche previste nelle carte dei servizi e dalle normative speciali di settore.

 

di Sabrina Bergamini

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