Confesercenti, le 100 trappole per imprese e famiglie

In Italia esiste la tassa sui gradini, quella sui ballatoi e, persino, la tassa sull’ombra. Curiosa quest’ultima: se con la sporgenza della tenda di un locale, il proprietario "invade" il suolo pubblico deve pagare l’imposta per l’occupazione del suolo pubblico. La tassa sui ballatoi, invece, è stata riesumata dal Comune di Agrigento nel 2008 e va pagata dai condominii che abbiano ballatoi prospicienti sulla strada pubblica.

A proposito di tasse curiose, ce n’è una sulle suppliche: sono soggetti ad imposta le istanze, petizioni, ricorsi e relative memorie diretti agli uffici dell’amministrazione dello Stato tendenti ad ottenere l’emanazione di un provvedimento. Questi sono soltanto alcuni dei balzelli d’Italia, alcune delle cento trappole che il fisco italiano tende ad imprese e famiglie. A compilare il dossier "Balzelli d’Italia" è stata la Confesercenti, che lo ha presentato oggi a Roma.

"L’Italia dei record non si smentisce mai – ha detto il Presidente della Confesercenti, Marco Venturi – record di sprechi, record di burocrazia ed ora anche record di tasse paradossali e di adempimenti fiscali che fanno penare imprese e famiglie".

La burocrazia fiscale è così invadente ed opprimente da diventare un vero e proprio stillicidio di adempimenti per le piccole e medie imprese italiane, che fanno già fatica ad andare avanti in un momento di crisi economica come quello attuale. Nel 2011, per le Pmi, si contano ben 694 scadenze che sottraggono alla gestione dell’impresa oltre 285 ore di lavoro, 60 ore in più rispetto alla media europea. Nella classifica Ocse della pressione fiscale l’Italia occupa il terzo posto, con il 43,5% di prelievo fiscale.

E per non smentirsi il Governo che fa? Introduce nuove tasse, come quella di soggiorno che, assieme all’elevata Iva sul turismo, non fanno altro che scoraggiare un settore molto importante per l’economia italiana. Oltre a scoraggiare i turisti, l’Italia mette una gabella anche sugli sposi: a Roma, ad esempio, per sposarsi in Campidoglio nel week-end bisogna pagare 200 euro; 150 euro se ci si sposa nei giorni feriali. Dalla tassa sugli sposi il Comune di Sorrento incassa, addirittura, 6 milioni di euro all’anno.

Guai, poi, a chi ha l’infelice idea di esporre il tricolore. Sì perché chi espone la bandiera italiana rischia di dover pagare la tassa sulla pubblicità, come è successo a Desio, dove il titolare di un albergo ha rischiato di pagare 280 euro per aver deciso di esporre davanti all’ingresso la bandiera dell’Italia e quella dell’Unione Europea.

Infinito è l’elenco della tasse burocratiche e delle imposte "spietate" come quella sulla disoccupazione, quella sui debiti, quella sugli emigranti, sui disabili e sugli studenti. A completare il quadro ci sono 5 tasse macabre, da quella sul morto a quella sui tumuli, da quella sul feretro a quella sui lumini.

Ogni anno, poi, il fisco italiano si diverte a cambiare le regole del gioco nel corso dello stesso esercizio finanziario, mettendo in seria difficoltà coloro che vogliono adempiere agli obblighi fiscali. Si stima, infatti, che ogni anno in Italia vengano emanate oltre 60.000 nuove disposizioni tributarie. Nell’ultimo anno la normativa fiscale italiana è cresciuta più del doppio rispetto a quella degli altri Paesi europei. Soltanto per gli adempimenti tributari, i titolari di partita Iva pagano ogni anno 18,3 miliardi di euro.

E la tassa sulla benzina per finanziare la guerra di Abissinia? Esiste dal 1935 ed a questa si sono aggiunte, negli anni, le accise per la crisi di Suez, per il disastro del Vajont, per l’alluvione di Firenze, il terremoto in Friuli, le missioni in Libano e Bosnia. Sembra che a fare il pieno si risolvano i problemi dell’Italia e del mondo. Purtroppo così non è; l’unica cosa certa è che oggi chi fa benzina paga 0,25 euro a litro per queste "cause".

Insomma, il mondo delle tasse italiane non risparmia proprio nulla: ci sono imposte anche sui frigoriferi, sulla musica nei bar, sulle Tv, sulle invenzioni (Archimede Pitagorico sarebbe sicuramente fuggito all’estero), ed anche la tassa sui registri e libri sociali. "Quando si vota tutti i soggetti, dai Governi agli Enti locali, si presentano come innovatori e promettono di ridurre la pressione fiscale – ha concluso il Presidente di Confesercenti – ma poi questo non succede mai. Forse dovremmo mettere una tassa salata sulle promesse non mantenute. La Confesercenti auspica che si arrivi al più presto ad una riforma che faccia giustizia di questo bestiario fiscale".

di Antonella Giordano

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