Consumi, gli europei comprano in altri Paesi membri

Nell’ultimo anno oltre un quarto dei cittadini europei (26%) ha effettuato almeno un acquisto in un altro paese membro diverso da quello d’origine, più del doppio rispetto al 2003 quando erano stati il 12% (il dato si riferiva in quel caso all’Ue15) e la maggior parte delle spese sono avvenute in occasione di vacanze o viaggi di lavoro (19%). Sono alcuni dei risultati dell’indagine di Eurobarometro sulla tutela del consumatore nel mercato interno ieri pubblicato dalla Commissione Europea. Il sondaggio è stato condotto tra febbraio e marzo 2006 su un campione di 25.000 intervistati su tutto il territorio comunitario.

"La crescita degli acquisti transfrontalieri – ha affermato in una nota il commissario Markos Kyprianou, responsabile per la salute e la tutela dei consumatori – dimostra come la visione della Commissione di un mercato della vendita al dettaglio senza più confini stia prendendo forma. Abbiamo tuttavia ancora della strada da fare prima che il reale potenziale del mercato interno al dettaglio dispieghi tutti i suoi benefici per i consumatori e per le imprese".

Solo il 6% dei cittadini europei ha effettuato acquisti online da fornitori con sede in un paese membro diverso dal proprio. Il dato risulta in controtendenza rispetto all’andamento positivo fatto registrare in questi anni dall’e-commerce: il 27% dei cittadini ha dichiarato infatti di aver fatto almeno un acquisto online nell’ultimo anno. "Sembra che consumatori acquistino più volentieri online ma non ancora da siti web di Stati membri diversi dal proprio. Dobbiamo fare di più per aumentare la fiducia dei consumatori ma anche per aiutare le imprese a superare gli ostacoli alla commercializzazione e alla vendita transfrontaliera dei loro prodotti".

Per quanto riguarda le opinioni dei consumatori dall’inchiesta è emerso che il 42% degli intervistati ritiene che i propri diritti siano meglio protetti attraverso prezzi alla vendita chiari e trasparenti, mentre il 35% è convinto che sia più efficace la possibilità di restituire la merce acquistata entro un termine stabilito in caso di ripensamento. Inoltre un consumatore su tre (34%) pensa che la possibilità di cambiare il prodotto o rescindere il contratto nel caso in cui non sia conforme all’accordo originario con il venditore sia un altro strumento di tutela efficace.

La ricerca ha anche indagato l’atteggiamento dei consumatori nei confronti degli acquisti all’estero: il 71% degli europei ritiene che sia più difficile risolvere le questioni legate a eventuali reclami quando si fa acquisti in un altro Stato membro; il 68% ha dichiarato di aver paura di rimanere vittima di una frode o una truffa e il 45% si sente meno sicuro nel fare acquisti online su siti web di altri paesi.

 

 

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