Contraffazione, pericolo sottovalutato?

D. Dottor Kessler, di norma si istituiscono Alti Commissari per fronteggiare emergenze gravi. È questa la situazione per la contraffazione? Anche la scelta di un magistrato come Alto Commissario è motivata da questi aspetti preoccupanti?

R. La contraffazione c’è sempre stata, addirittura fin dai tempi dell’impero romano. Negli ultimi anni è diventata un problema rilevante, una vera e propria emergenza economica e sociale per le sue dimensioni e per la capacità di espansione che rischiano di sfuggire al controllo.
Da qui anche la scelta di un magistrato e credo che sia stata importante anche la pluralità di esperienze che ho maturato: anzitutto quella di magistrato penale impegnato anche nella lotta contro la criminalità, poi l’attività internazionale e infine una legislatura in Parlamento.
È una emergenza anzitutto per il collegamento strutturale al crimine organizzato, che ha trovato nella contraffazione una fonte di guadagno facile e poco rischioso. Con il controllo del territorio, la disponibilità di capitali ingenti e di rete distributiva, la contraffazione è diventata un business importante per le organizzazioni criminali, assumendo anche dimensioni transnazionali che richiedono un forte impegno a livello di ciascun Paese e di organizzazioni internazionali.

D. Oltre alla convenienza per la criminalità, ci sono altre condizioni che hanno facilitato questo dilagare della contraffazione?

R. Uno dei motivi strutturali è il fenomeno che ha caratterizzato il sistema economico e produttivo degli ultimi decenni e cioè l’allungamento della filiera produttiva e la delocalizzazione. Tra le conseguenze significative di questo processo, ormai irreversibile e crescente anno dopo anno, è l’aumento dei Paesi che producono beni di consumo di larga diffusione e quindi la difficoltà crescente per i proprietari dei marchi di effettuare controlli efficaci sul rispetto della proprietà intellettuale.

D. A differenza di altre attività in cui la criminalità ha un ruolo importante, la contraffazione si potrebbe dire che goda di una certa "indulgenza" da parte dell’opinione pubblica. Sono ricorrenti i fatti di cronaca del "vu cumprà" protetto dai bagnanti sulle spiagge di fronte ad azioni di contrasto delle forze dell’ordine, gli acquisti di borse e altri oggetti di griffe contraffatte da parte di tutti i ceti, la "solidarietà" verso i ragazzi che scaricano la musica on line. Come affrontare questa situazione?

R. Sì, c’è scarsa consapevolezza del pericolo rappresentato dalla contraffazione. Ma abbiamo affrontato tempo fa una situazione analoga, il contrabbando di sigarette (si era arrivati addirittura a venderle nei Ministeri!), con risultati positivi. Occorre far maturare questa consapevolezza facendo capire alcune cose importanti.
La prima è che la contraffazione non è solo un danno economico per il proprietario del marchio, ma che impoverisce tutto il Paese, perché è evasione fiscale sia del produttore che del commerciante di prodotti contraffatti. La seconda è che si configura una negazione dei diritti dei lavoratori, perché una produzione illegale ovviamente viene prodotta con lavoro nero, con sfruttamento e a volte addirittura con riduzione in schiavitù. Ma anche per chi vende c’è una situazione spesso di sfruttamento: i soldi veri vanno a chi organizza la rete di vendita della contraffazione, non ai singoli, spesso anch’essi obbligati e sfruttati. Infine spesso c’è anche un rischio per la salute. Pensiamo ai prodotti in pelle, ai collanti, ai coloranti…o ai prodotti agroalimentari, ai giocattoli, ai prodotti elettrici contraffatti… tutte situazioni di pericolo più o meno grande. Alla base di tutta la contraffazione c’è il finanziamento della criminalità organizzata: questo dovrebbe bastare a convincere tutti a prendere le distanze. Purtroppo manca ancora una consapevolezza generalizzata.

D. Come agisce l’Alto Commissariato, con quali risorse?

R. Non abbiamo molti mezzi propri, agiamo come struttura di supporto degli organi dello stato. Il nostro obiettivo fondamentale è coinvolgere tutto il sistema produttivo, dai produttori ai commercianti, fino ai consumatori, con le loro associazioni. A fine marzo organizzeremo un incontro con tutti questi soggetti per programmare azioni comuni che arrivino a tutti i livelli della società.

D. E con gli altri Paesi come vi state muovendo? La Cina fa sempre paura?

R. Siamo in collegamento con tutti gli organismi comunitari e internazionali, come l’OLAF. Quanto ai Paesi da cui tradizionalmente proviene il materiale contraffatto, come la Cina e i Paesi collegati, sta iniziando anche lì a farsi strada la convinzione che la contraffazione rischia di ritorcersi contro le nuove grandi economie in sviluppo. La Cina in particolare ha cominciato a registrare brevetti e quindi ad essere sensibile alla loro tutela. Stanno approntando strumenti giuridici, di prevenzione e di controllo anche loro.

A cura di Antonio Longo

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