Coop, nel DNA la responsabilità sociale

Sono state consegnate le 800.000 firme raccolte nel corso della campagna "Farmaci più liberi, prezzi più bassi" con la proposta di legge di iniziativa popolare per la liberalizzazione della vendita dei farmaci di automedicazione. Il decreto Bersani ha fatto propri diversi contenuti di quella proposta e la Coop partirà con la vendita seguendo un programma nazionale di insediamento. E per quanto riguarda l’educazione al consumo consapevole, all’aumento dei giovani raggiunti e dei centri di educazione corrisponde una diminuzione degli investimenti che, fra il 2004 e il 2005, fanno segnare un meno 13%. Sono questi alcuni dei temi che emergono dalla presentazione del Rapporto Sociale 2005 del Sistema Coop Nazionale, che si è svolto oggi a Roma alla presenza delle associazioni e dei rappresentanti delle organizzazioni dei consumatori con le quali la Coop collabora.

La campagna per la liberalizzazione della vendita dei farmaci di automedicazione ha portato alla raccolta di 800.000 firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare. "La scorsa settimana – ha detto Aldo Soldi, presidente Coop-Associazione nazionale cooperative di consumatori – sono state consegnate le 800.000 firme e la prima cosa che ha sottolineato il Presidente della Camera è stato il contributo che Coop ha dato alla democrazia di questo Paese, attivando persone che si sono schierate per la proposta di legge di iniziativa popolare". Il "decreto Bersani", ha affermato il presidente Coop, ha fatto propri molti elementi della proposta. Per quanto riguarda l’impegno di Coop in vista della liberalizzazione, "pensiamo di iniziare con un piano nazionale di una decina di corner e di creare un modello che si estende". Per Soldi i limiti previsti dal decreto – in termini di spazio per la vendita e della presenza del farmacista – aumentano le garanzie per la vendita: "Non sarà una vendita né a prezzi stracciati né a self service perché ci sarà il farmacista. Spazi delimitati e presenza del farmacista non rendono l’accesso al farmaco come quello di qualsiasi altro tipo di merce". Si tratterà dunque di un’attività che non rappresenterà un grande business ma nei confronti del quale Coop si impegna a "non vendere sottocosto".

Il Rapporto Sociale 2005 presenta anche i "numeri" relativi alle attività di educazione al consumo consapevole svolte dal sistema Coop e volte a sviluppare un atteggiamento critico nei confronti dei consumi. Nel 2005 le attività hanno raggiunto 237.850 ragazzi, con un aumento dell’11% rispetto all’anno precedente ma con una diminuzione del 2,7% rispetto alle scuole raggiunte (in tutto, 2.792). Gli animatori coinvolti sono stati 263, i punti di vendita 351. In tutto ci sono 68 centri di educazione al consumo consapevole (con un aumento del 6,2% rispetto allo scorso anno) ma si registra una diminuzione degli investimenti in questo settore: nel 2005 sono stati infatti 2,34 milioni di euro, con una diminuzione del 13% rispetto all’anno precedente. Le risorse economiche sono in parte diminuite perché una delle nove grandi cooperative che costituisce il sistema Coop ha sperimentato una nuova formula di attività, destinata alle scuole superiori e basata sulla costruzione di una drammatizzazione teatrale. E questo, è stato sottolineato nel corso della presentazione, ha portato anche a una riduzione delle somme investite. "Stiamo per lanciare una nuova guida per l’educazione al consumo consapevole – ha detto Aldo Soldi – Stiamo stampando una nuova guida per il prossimo anno scolastico".

La crescita della presenza della grande distribuzione straniera "rappresenta un fenomeno negativo per il nostro sistema economico"; inoltre in questo modo "i centri decisionali si spostano altrove". Nel corso dell’incontro è stata evidenziata la diffusione dei prodotti a marchio Coop (in tutto 2.523, di cui 305 biologici, che rappresentano il 19,7% sul totale delle vendite Coop). È stato ricordato che "i prezzi Coop nel 2005 sono stati uguali ai prezzi del 2002" e che la crescita dell’1,9 % sui consumi alimentari registrata da Coop è "poca cosa" perché "una parte del reddito delle famiglie è prigioniera di consumi irrinunciabili, affitto, tariffe, carburanti, telefonia e mercato protetto dove il consumatore paga" e in virtù dei quali restano meno soldi anche per gli acquisti alimentari.

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