Cosmetici: da domani anche le creme di bellezza e i saponi avranno l’etichetta

Una crema con data di scadenza, lo shampoo con l’elenco delle sostanze allergiche, un balsamo non testato su animali (ma testato invece in laboratorio con metodi alternativi) sono diventati realtà con la nuova direttiva della Comunità europea, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 193 del 3 febbraio 2005, in materia di prodotti cosmetici.

Da domani, 11 marzo, tutti i prodotti cosmetici – sottolinea la Confconsumatori – e quindi dalle saponette alle creme, dallo shampoo al dentifricio, dovranno riportare in etichetta l’elenco degli allergeni quando presenti, anche in percentuali che possono sembrare inconsistenti (dello 0,001 nei prodotti che non vengono risciacquati e dello 0,01 in quelli destinati ad essere risciacquati). Questi componenti sono compresi in un elenco di 26 sostante sintetiche o naturali, riportato dal testo di legge, presenti soprattutto nelle fragranze. Conoscerne la presenza può salvare chi già sa di essere allergico.

Qualcuno avrà già notato – continua l’associazione – sulle confezioni di creme, saponi, belletti un nuovo simbolo: un barattolo aperto con un numero seguito da M (6M) che indica la scadenza successiva alla prima apertura espressa in mesi, PaO (period after opening), indicazione obbligatoria se il prodotto ha una vita di oltre 30 mesi. Diversamente la casa produttrice deve indicare la data di durata minima, in sostanza la scadenza.

Secondo Confconsumatori, l’indicazione in etichetta del periodo post apertura fornisce certamente una informazione utile, resta al consumatore l’incombenza di ricordare quando apre per la prima volta il cosmetico, come lo utilizza e lo conserva, per mantenerne i requisiti. Il simbolo PaO sarà presente obbligatoriamente sull’etichetta di tutti i cosmetici a partire da marzo prossimo, a eccezione dei prodotti con una durata minima non superiore a 30 mesi, che porteranno invece l’indicazione Da consumarsi preferibilmente entro…; di quelli monodose (i campioni gratuiti); quelli in confezione che impediscono il contatto tra il prodotto e l’ambiente come gli aerosol e infine quei prodotti per i quali è stato accertato direttamente dal produttore che la formula è tale da impedire qualsiasi rischio di deterioramento che impatti sulla sicurezza del prodotto stesso nel corso del tempo.

Adiconsum intanto sottolinea Il nostro Governo ha recepito la direttiva durante il Consiglio dei Ministri n.193 del 03 febbraio, ma a tutt’oggi il decreto non è comparso in Gazzetta Ufficiale: di fatto in Italia la direttiva non entrerà in vigore nei termini previsti, creando quindi un grosso danno per i consumatori. Già per il recepimento della prima direttiva sui cosmetici (76/768/CE) ci erano voluti più di 10 anni.

L’ associazione ha presentato oggi una ricerca svolta in quattro stati dell’Unione Europea sui cosmetici dalla quale è emerso che sempre più frequentemente i consumatori vengono ingannati dai claim dei prodotti e non adeguatamente informati a dispetto dell’attuale legislazione:

  • I prodotti che fanno miracoli: il settore dei cosmetici è ancora oggi il più soggetto a pubblicità ingannevole, promesse miracolistiche e disinformazione dei consumatori;
  • I test sugli animali: molti produttori hanno dotato i loro prodotti di marchi o diciture animal-friendly, di diversa origine e serietà, che talvolta in modo fuorviante si riferiscono al solo prodotto finito e non ai suoi ingredienti, che sono invece quelli maggiormente testati (come appunto la dicitura prodotto finito non testato su animali);
  • Marchi di qualità e fiducia, menzione di test clinici: per guadagnarsi la fiducia del consumatore, molti prodotti riportano in etichetta informazioni riferite all’approvazione del prodotto da parte di organismi, associazioni ed enti di ricerca. In Italia frequentemente per i cosmetici si fa riferimento alle associazioni professionali di medici specialisti: si tratta di riconoscimenti la cui natura, consistenza e durata, così come il disciplinare di concessione e gli organismi deputati al controllo, non sono noti né facilmente conoscibili.
  • Qualità del prodotto: normalmente le componenti del cosmetico pesano sul prezzo finale per una percentuale oscillante tra il 5 e il 10% (il resto del costo è dovuto al packaging, al marketing, alla distribuzione ecc.). Quindi le differenze di prezzo riscontrate tra i prodotti venduti nelle farmacie e nelle profumerie rispetto a quelli acquistati nella grande distribuzione non sono probabilmente imputabili ad una maggiore qualità, ma ad altre scelte effettuate dal produttore.

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