Covip, previdenza complementare: 4,9 mln gli iscritti

Alla fine di marzo sono 4,9 milioni gli iscritti alle forme pensionistiche complementari. Il sistema si sta sviluppando "lentamente" e "necessita di ulteriori impulsi". La crisi dei mercati finanziari ha sottoposto i fondi pensione a una "prova severa" ma il sistema ha tenuto. E nei confronti dei lavoratori, andrebbe sviluppata una "cultura della previdenza" a fronte di una sorta di "analfabetismo previdenziale". È quanto ha detto oggi il presidente della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) Antonio Finocchiaro alla presentazione della relazione annuale sull’attività della Commissione e sullo stato della previdenza complementare in Italia nel 2008.

Alla presentazione è intervenuto il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, per il quale "le proiezioni di lungo termine della previdenza pubblica" evidenziano "la sostanziale stabilizzazione della spesa pensionistica sul Prodotto interno lordo". Per Sacconi, "è importante che la previdenza complementare possa trovare un nuovo slancio attraverso la cultura dell’informazione", da destinare soprattutto ai giovani, e in tale direzione è stato confermato l’impegno del Ministero alla ripresa della comunicazione istituzionale. Per quanto riguarda le priorità da assumere nei confronti della previdenza complementare, ha detto il Ministro, "si potrebbe pensare a un secondo semestre di silenzio-assenso nel primo semestre 2010" per chi non aveva aderito nel 2007. Per Sacconi comunque le soluzioni a possibili situazioni di instabilità devono venire dall’interno del sistema complementare senza che vi sia ricorso al bilancio pubblico.

Quale dunque lo stato della previdenza complementare? Il sistema, ha detto Finocchiaro, "si sta sviluppando lentamente; a dieci anni dall’avvio, necessita di ulteriori impulsi". Questo il bilancio: "Alla fine dello scorso mese di marzo la previdenza complementare contava su circa 4,9 milioni di adesioni. La crescita rispetto al periodo precedente alla riforma è stata significativa, superiore al 50 per cento; dall’inizio del 2008, vi è stato un rallentamento: l’incremento su base annua, al netto delle uscite dal sistema, è stato pari al 6 per cento. Contribuiscono a frenare la diffusione della previdenza complementare il deterioramento del mercato del lavoro e il massiccio ricorso alla cassa integrazione guadagni; tali condizioni incidono sul reddito disponibile dei lavoratori; in alcuni casi ne determinano l’uscita dal sistema, in circostanze sfavorevoli anche sul piano dei rendimenti". Le adesioni rappresentano il 26 per cento del totale dei lavoratori dipendenti del settore privato, superano il 18 per cento degli occupati nel lavoro autonomo mentre sono marginali fra i lavoratori pubblici. Vi sono inoltre "difficoltà di diffusione", rileva Finocchiaro, fra i giovani, le donne, i lavoratori autonomi, le piccole imprese e le regioni meridionali.

Specifiche difficoltà sono legate alle condizioni del mercato del lavoro: "Con l’aumentare della mobilità lavorativa, potranno divenire più frequenti e diffusi i fenomeni di discontinuità contributiva – ha detto il presidente Covip – Perdurando bassi livelli di crescita dell’economia, risulterà difficile per molti lavoratori un’adeguata accumulazione di risorse per la previdenza complementare; rischiano di diffondersi il ricorso alle anticipazioni e l’esercizio dei riscatti, incoerenti con le finalità di lungo termine del risparmio previdenziale".

In un contesto di crisi dei mercati finanziari il sistema ha tenuto, afferma Finocchiaro: a esclusione dei Piani individuali pensionistici di ramo primo, "i rendimenti medi registrati nel 2008 sono stati negativi", con un meno 6 per cento per i fondi negoziali, meno 14 per cento per i fondi aperti e meno 25 per cento per i PIP unit-linked. Una tendenza al recupero è partita dopo prima decade di marzo. Per Finocchiaro, fra le criticità di un sistema che "appare solido" vi sono "tassi di crescita lenti; gestioni sovente caratterizzate da un’ottica di breve periodo e incapaci di offrire rendimenti significativamente superiori a quelli del TFR; grado di adesione fortemente differenziato per settori, aree geografiche e dimensioni aziendali; concorrenza poco incisiva nel contenere i costi di molte forme previdenziali".

La proposta: "Quando le condizioni dell’economia lo consentiranno, – ha detto il presidente Covip – potrebbe esser riproposta a tutti i lavoratori una nuova fase di adesione automatica – salvo esplicito dissenso – alla previdenza complementare. Mentre per il conferimento del TFR, che interessasse di nuovo tutti i lavoratori, occorrerebbe una nuova legge, per il versamento ai fondi pensione dei contributi a carico dell’impresa e del lavoratore sarebbero sufficienti accordi tra le parti sociali". Una delle iniziative proposte è l’introduzione del meccanismo del life cycle, che consente di modificare l’investimento nei fondi in base all’età del sottoscrittore.

Dal presidente Covip arriva anche una considerazione che riguarda la "scarsa consapevolezza dell’importanza dei fondi pensione" da parte dei lavoratori, ritenuta "una sorta di analfabetismo previdenziale". Da qui la necessità di un’azione che convinca i lavoratori "della necessità di pianificare il futuro per garantirsi nell’età anziana un sostegno economico integrativo di quello pubblico".

"Dopo quella del 2007 – ha detto Finocchiaro – una seconda campagna mediatica potrebbe rilevarsi estremamente utile" e sono in corso di valutazione azioni specifiche in questa direzione.

 

di Sabrina Bergamini

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