Cure palliative fra luci e ombre

Spesso i servizi sono insufficienti ma c’è un buon livello qualitativo delle strutture rilevate. Il quadro che emerge da una prima indagine sullo stato di attuazione della rete di cure palliative e della rete di terapia del dolore in Italia "mostra un Paese ancora una volta diviso tra nord e centro-sud. È auspicio condiviso che il processo innescato con l’emanazione della Legge 38/2010 possa far colmare il divario assistenziale esistente nei prossimi due/tre anni". Nel complesso, le cure palliative sono ancora poco conosciute ma i dati sull’accessibilità dei servizi di terapia del dolore sono invece "abbastanza confortanti".

È quanto si legge nella prima Relazione sullo stato di attuazione della legge 38/2010 per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, trasmessa il 21 gennaio scorso dal Ministro della Salute alla presidenza della Commissione Affari sociali.

Come evidenzia il Ministero, le cure palliative sono definite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come "un approccio che migliora la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie che si trovano ad affrontare le problematiche associate a malattie inguaribili, attraverso la prevenzione e il sollievo della sofferenza per mezzo di una identificazione precoce e di un ottimale trattamento del dolore e delle altre problematiche di natura fisica, psicofisica e spirituale".

L’emanazione della Legge 39 del 26 febbraio 1999 ha rappresentato il primo atto istituzionale che ha sancito in Italia il diritto del cittadino di poter accedere alle cure palliative. A seguire, la Legge n. 38 del 2010 rappresenta a oggi, "il primo esempio a livello europeo di legge quadro sulle cure palliative e la terapia del dolore per i malati di tutte le fasce di età, evidenziando per la prima volta la specificità di approccio per il bambino".

Si legge nella Relazione: "Le cure palliative si rivolgono a tutti i pazienti (inclusi i bambini) con malattia cronica ed evolutiva – oncologica, neurologica, respiratoria, cardiologica, genetica, etc – ed hanno lo scopo di dare al malato la massima qualità di vita possibile, nel rispetto della sua volontà, aiutandolo a vivere al meglio la propria malattia ed accompagnandolo, nella fase terminale, verso una morte dignitosa. In Italia, il quadro epidemiologico che riguarda i malati che necessitano di cure palliative è piuttosto eterogeneo, considerando che disponiamo solo di dati ISTAT sui pazienti con malattia neoplastica e di stime approssimative per i pazienti affetti da altre patologie".

Quanto ne sanno gli italiani? Secondo una ricerca condotta nel 2008 e nel 2010 dalla Fondazione Maruzza Lefebvre D’Ovidio Onlus insieme all’istituto di ricerca GPF, "le indagini nel complesso hanno evidenziato che le cure palliative sono ancora poco conosciute in Italia. Infatti anche se 6 (2008) e 7 (2010) adulti su 10 ne hanno sentito parlare, seppur in modo vago o anche solo di nome, ben pochi credono di averne una buona conoscenza: circa il 6-7% ritengono di averne un’idea molto precisa e 16-19% un’idea abbastanza precisa. La conoscenza delle cure palliative è più diffusa fra le persone con istruzione più elevata, fra coloro con maggiore disponibilità economiche e residenti nel Centro-Nord Italia".

Un’altra ricerca ha invece messo in evidenza "dati abbastanza confortanti" sull’accessibilità dei servizi di terapia del dolore. L’indagine è stata fatta l’anno scorso dalla Fondazione "Vivere senza dolore". "I risultati – rileva la Relazione del Ministero della Salute – mostrano dei dati abbastanza confortanti: alla domanda se si è avuto difficoltà nel trovare il centro a cui rivolgersi, nell’83% dei casi la risposta è stata negativa. Tra le figure che consigliano i pazienti di rivolgersi ad una centro specialistico, nel 38% dei casi viene identificata quella del medico di medicina generale seguita da familiari/amici con il 24%. Nel 58% dei casi al paziente sono prescritti farmaci oppiacei per i quali, nell’82% dei casi non si incontra nessuna difficoltà nell’acquistarli. Un dato particolarmente rilevante riguarda la necessità che ha il 34% degli intervistati di essere, a causa del proprio dolore, assistiti nella gestione delle normali attività quotidiane".

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