DIRITTI UMANI. Amnesty International: l’Italia vende strumenti di tortura

Alcune aziende italiane hanno messo in vendita strumenti di tortura: bracciali elettrici che provocano scariche di 50 mila volt. L’Italia, insieme a Repubblica Ceca, Germania e Spagna, è fra i paesi europei che partecipa al commercio globale di strumenti di tortura. Secondo un rapporto diffuso oggi da Amnesty International e dalla Omega Research Foundation, alcune aziende europee partecipano al commercio globale in "strumenti di tortura", tra cui congegni fissati alle pareti delle celle per immobilizzare i detenuti, serrapollici in metallo e manette e bracciali che producono scariche elettriche da 50.000 volt, aggirando le normative attraverso una serie di "scappatoie legali".

"Il rapporto, intitolato "Dalle parole ai fatti", denuncia – sottolinea Amnesty – che queste attività sono proseguite nonostante l’introduzione, nel 2006, di una serie di controlli per proibire il commercio internazionale di materiale di polizia e di sicurezza atto a causare maltrattamenti e torture e per regolamentare il commercio di altro materiale ampiamente usato su scala mondiale per torturare".

Il rapporto verrà presentato formalmente domani a Bruxelles durante la riunione del Sottocomitato sui diritti umani del Parlamento europeo. La richiesta diAmnesty International e della Omega Research Foundation alla Commissione europea e agli stati membri dell’Unione europea è quella "di tappare le falle legislative illustrate nel rapporto e di applicare e rafforzare la normativa esistente".

Fra le denunce delle associazioni: fra il 2006 e il 2009, la Repubblica Ceca ha autorizzato l’esportazioni di manette, pistole elettriche e spray chimici; la Germania ha autorizzato l’esportazione di ceppi e spray chimici, tutto questo verso nove paesi dove le forze di polizia avevano usato quegli strumenti per praticare torture; aziende spagnole e italiane hanno messo in vendita manette e bracciali elettrici da applicare ai detenuti; solo sette paesi dell’Unione europea hanno reso pubbliche le loro autorizzazioni alle esportazioni, nonostante tutti sia obbligati a farlo.

Secondo il rapporto, gli Stati "paiono ancora poco informati sulle attività commerciali in corso al loro interno. Dopo che cinque stati membri (Belgio, Cipro, Finlandia, Italia e Malta) avevano dichiarato di non essere a conoscenza di aziende che commercializzassero materiali inclusi nei controlli, Amnesty International e Omega Research Foundation hanno individuato aziende operanti in tre di questi cinque paesi (Belgio, Finlandia e Italia) in cui prodotti del genere vengono apertamente commercializzati su Internet".

 

PDF: Rapporto From words to deeds. Making the Eu ban on the trade in "tools of torture" a reality, by Amnesty International e Omega Research Foundation

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