DIRITTI. Alimentazione forzata, TAR Lazio su ricorso di MDC: “Decisiva la volontà del paziente”

Una svolta decisiva per i diritti dei cittadini arriva oggi dal TAR del Lazio che ha sancito il primato della volontà del paziente rispetto al trattamento di alimentazione forzata. La sentenza del TAR del Lazio arriva in seguito al ricorso presentato dal Movimento Difesa del Cittadino contro la direttiva con cui il Ministro Sacconi aveva intimato a tutte le strutture del servizio sanitario nazionale di impedire sempre l’interruzione dell’idratazione e alimentazione forzata in pazienti in stato vegetativo permanente e quindi di impedirlo persino nel caso in cui la volontà degli stessi fosse ricostruita nel senso di rifiutare tale somministrazione.

Il TAR ha evidenziato che si tratta di questioni che coinvogono il "diritto di rango costituzionale quale è quello della libertà personale che l’art. 13 (della Costituzione, ndr) qualifica come inviolabile" e che da ultimo è entrata in vigore la convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità che impone che anche alle stesse venga garantito il consenso informato.

Dunque la sentenza del TAR recita così: "I pazienti in stato vegetativo permanente che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare e non devono in ogni caso essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso, possono nel caso in cui loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti". Ed ancora il paziente "vanta una pretesa costituzionalmente qualificata di essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando solo a lui decidere a quale terapia sottoporsi".

"Si tratta di una decisione estremamente importante – commenta l’avvocata Gianluigi Pellegrino che ha curato il ricorso per il Movimento Difesa del Cittadino – Il TAR infatti – prosegue il legale – è giunto ad individuare la giurisdizione del giudice ordinario proprio dopo aver sottolineato il carattere costituzionale e incomprimibile del diritto di scelta che ogni individuo ha con riferimento a qualsivoglia pratica ed intervento che debba avvenire sul suo corpo".

"Con riferimento alle persone che non sono in grado di esprimere la propria volontà come i pazienti in Stato Vegetativo Permanente – continua l’avvocato Pellegrino – gli stessi non devono essere discriminati. Questo vuol dire che quando la volontà dei pazienti in SPE, espressa con strumenti come il testamento biologico o, in assenza, ricostruita con gli strumenti che il diritto civile appresta (come avvenuto nel caso Englaro), tale volontà deve essere rispettata così avviene per la volontà espressa da tutte le altre persone".

"Si tratta in altri termini – aggiunge il legale – di applicare un vero principio di uguaglianza in favore dei disabili che altrimenti verrebbero privati di una facoltà che viene pacificamente riconosciuta a tutte le altre persone. Risulta quindi evidente come il testamento biologico debba essere semplicemente uno strumento per rendere più facilmente conoscibile la volontà del paziente che in quel momento non può esprimersi, giammai un strumento per limitare l’espressione di quella volontà. In tal caso i principi che abbiamo illustrato in ricorso ne evidenzano la sicura incostituzionalità. Ed infatti una legge che limitasse la volontà esprimibile con il testamento biologico sarebbe in contrasto con quei diritti assoluti che il TAR Lazio ha evidenziato come incomprimibili anche dal pubblico potere tanto da aver escluso una giurisdizione del giudice amministrativo".

Il Presidente del Movimento Difesa del Cittadino Antonio Longo esprime "grande soddisfazione per la pronuncia ottenuta dal TAR che costituisce un nuovo tassello in favore della difesa della salute, della dignità e dell’uguaglianza delle persone. Speriamo davvero – insiste Longo – che il Parlamento che in queste ore torna a discute della vicenda tenga conto dei principi espressi dal giudice ed eviti di approvare una incostituzionale restrizione dell’espressione di volontà".

 

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