DIRITTI. Amnesty, rapporto Kosovo: Programma Onu, disattese le aspettative

"Sette anni di Programma giudici e pubblici ministeri internazionali hanno disatteso le aspettative". Commenta così il ricercatore di Amnesty International sul Kosovo Sian Jones, i risultati del rapporto diffuso oggi dall’organizzazione per i diritti umani: "Kosovo (Serbia): una sfida per rimediare al fallimento della missione Onu sulla giustizia". Lo riferisce in un comunicato Amnesty Iternational Italia.

Dopo il conflitto del 1999, in quella che all’epoca era una provincia della Repubblica Federale di Jugoslavia, il sistema giudiziario civile e penale ha subito un collasso. Sebbene la giurisdizione del Tribunale penale per l’ex Jugoslavia sia stata estesa anche ai crimini commessi in territorio kosovaro, è stato subito chiaro che esso avrebbe trattato solo un numero limitato di casi. Le Nazioni Unite, conseguentemente, hanno elaborato il Programma giudici e pubblici ministeri internazionali, con l’obiettivo di incorporare un piccolo gruppo di giudici e pubblici ministeri internazionali nel sistema penale locale.

Il Rapporto Amnesty analizza i risultati del Programma alla luce di quanto prevedono le norme e gli standard internazionali sul diritto a un equo processo e sul diritto delle vittime a ottenere giustizia e una piena riparazione. "I giudici e i pubblici ministeri locali – ha spiegato Jones – non hanno ancora acquisito una competenza adeguata sui casi di crimini internazionali. Vi sono ritardi nella riforma del sistema giudiziario, indispensabile per poter trattare questa tipologia di crimini. Infine, la mancata individuazione di un termine finale per il suo ripristino, non gli permette di affrancarsi dal supporto dei giudici e pubblici ministeri internazionali".

A sette anni dall’inizio degli sforzi delle Nazioni Unite per ricostruire il sistema giudiziario kosovaro, Jones sottolinea che "centinaia di casi di crimini di guerra, contro l’umanità (inclusi lo stupro e le sparizioni forzate) e interetnici rimangono irrisolti. Centinaia di casi sono stati chiusi per mancanza di prove, che non sono state acquisite in modo rapido né efficace. I parenti di alcune delle persone scomparse sono stati ascoltati più volte dalla polizia e dai pubblici ministeri internazionali ma, ad oggi, non riscontriamo progressi nei procedimenti".

Amnesty International chiede dunque che "i crimini di guerra e contro l’umanità commessi durante il conflitto della fine degli anni ’90 non siano lasciati impuniti". Sollecita inoltre le autorità internazionali e kosovare a concludere e rendere pubblico l’esame dei risultati ottenuti dagli organi di giustizia locali e internazionali nella punizione dei responsabili dei crimini di guerra, contro l’umanità e interetnici e a mettere a disposizione le sentenze e gli atti processuali relativi.

Infine, il Rapporto diffuso oggi "raccomanda una serie di riforme essenziali, la cui urgente adozione, da un lato permetterà all’Unione europea di apportare al sistema giudiziario del Kosovo quei benefici che dovrebbe fornire la presenza di personale internazionale, e dall’altro agevolerà il compito dell’Onu nella definizione di un eventuale sistema giudiziario di transizione".

"A meno che queste raccomandazioni non siano attuate – ha concluso Amnesty – nel più breve tempo possibile, la prospettiva di una pace duratura in Kosovo basata sul pieno rispetto dei diritti umani sarà seriamente pregiudicata".

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