DIRITTI. Biotestamento, il fronte dei contrari: così non va

Il biotestamento fa discutere e solleva proteste. Così come approvata dalla Camera, in attesa che il Senato si pronunci in terza lettura, la legge che disciplina la Dichiarazione anticipata di trattamento continua a raccogliere voci critiche: Cittadinanzattiva, che già all’indomani della prima approvazione in Senato nel 2009 aveva definito la legge "una offesa alla dignità delle persone malate", torna a ribadire che si tratta di un’impostazione sbagliata, che riconosce un diritto solo in modo incompleto e finisce per illudere i cittadini; l’Auser, associazione che si occupa degli anziani, parla di "ingerenza gravissima nella vita delle persone".

Commenta Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, a margine di un convegno: "Siamo contrari, crediamo nel principio dell’autodeterminazione, crediamo che fare una Dichiarazione anticipata di trattamento e disciplinarla ma escludere da questa possibilità il tema della nutrizione e dell’idratazione artificiale sia sbagliato, perché vuol dire riconoscere un diritto ma riconoscerlo in modo incompleto. Da una parte, illudere i cittadini che si possono esprimere, dall’altra dirgli che in realtà non lo possono fare fino in fondo. Perché quello che un cittadino esprime non è vincolante per il medico – spiega Moccia – E si arriva all’altro punto: è un’ulteriore presa in giro e illusione, quella di poter dire la propria ma di non poter essere vincolante. Poteva essere utile rifare questa legge, che così com’è non ci soddisfa".

Altrettanto critica l’Auser: "Nei fatti viene negata la libertà di disporre il proprio testamento biologico, e come avviene per la legge 40 (fecondazione assistita) chi potrà permetterselo troverà le soluzioni al di fuori delle strutture sanitarie pubbliche. Si è compiuta ieri una doppia ingiustizia". L’associazione spiega che "i movimenti in favore del biotestamento in questi anni hanno chiesto una legge sul fine vita, ma con un obiettivo esattamente opposto: dare una forma di tutela ulteriore della volontà della persona e come estensione naturale del Consenso Informato alla Cure. Assurdamente il testo, al contrario, caso unico in occidente, rischia di impedire l’autodeterminazione delle persone rispetto alle cure in caso di malattia terminale. Questo Governo, mentre taglia senza pietà nella sanità e nell’assistenza, lasciando le persone e famiglie senza welfare ad affrontare la malattia e la non autosufficienza, contemporaneamente compie un’ingerenza di una gravità inaudita (e molto probabilmente anticostituzionale) che riguarda la sfera più intima delle persone". Per l’Auser, in tale condizione il non avere affatto una legge "sarebbe una maggior garanzia per i malati e i loro familiari".

 

di Sabrina Bergamini

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