DIRITTI. Biotestamento, sit-in di protesta a Montecitorio. Roccella: “La legge è stata modificata”

Il disegno di legge sul testamento biologico doveva approdare oggi alla Camera, ma è stato rinviato per la precedenza del Milleproroghe. L’associazione Luca Coscioni, insieme al coordinamento laico nazionale che raggruppa una quarantina di associazioni in tutta Italia, ha organizzato un sit-in davanti a Montecitorio per protestare contro l’approvazione del testo e dire "no" alla "tortura di stato", ad una legge "liberticida" e "incostituzionale" che sarebbe meglio "non fosse approvata". I manifestanti chiedono "che sia rispettato il diritto costituzionale all’autodeterminazione terapeutica che ciascuno possa scegliere come vivere e morire un base alla propria personale e insindacabile idea di dignità" e che "sia garantita la libertà di scelta".

"Anche se approvata, così com’è – spiega l’avvocato Filomena Gallo, vicepresidente dell’associazione Coscioni – sicuramente finirà davanti al tribunale, perché incostituzionale. La Corte, già con la legge 40, ha lanciato un monito alla classe politica invitando a lasciare al medico, con il consenso del paziente, le giuste scelte. Questa invece è una legge che di fatto impedisce di esercitare i propri diritti". "Un provvedimento ideologico – aggiunge Cinzia Gori, nell’equipe che si occupò di Eluana Englaro a Udine fino alla sua morte – che chiediamo ai parlamentari di non votare".

Intanto arriva una precisazione del Sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, che assicura: "La legge sul biotestamento è stata notevolmente modificata nel lavoro svolto in commissione alla Camera, e il testo oggi dà a tutti la possibilità di scegliere a quali terapie sottoporsi quando non si sia più in condizione di esprimere la propria volontà". "Ma – aggiunge Roccella – sembra che a sinistra molti non se ne vogliano accorgere, insistendo con attacchi pretestuosi e ideologici. La verità è che non si vuole affermare la libertà di scelta delle cure, ma si chiede l’eutanasia senza il coraggio di aprire un dibattito chiaro sul tema. Esattamente come ha fatto Roberto Saviano, che è riuscito a censurare Piergiorgio Welby mentre ne raccontava la vicenda. Nella trasmissione "Vieni via con me", infatti, Saviano ha accuratamente evitato di dire al pubblico che Welby lottava esplicitamente per l’eutanasia".

Secondo il Sottosegretario "su un tema così delicato è importante che il dibattito sia trasparente: il PdL vuole una legge che applichi l’art.32 della Costituzione consentendo la libertà di cura, e che rispetti anche il divieto del suicidio assistito, e non apra quindi a pratiche eutanasiche".

 

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