DIRITTI. Consiglio d’Europa: compagnie aeree non devono decidere su immigrati

Le compagnie aeree non sono autorità preposte al controllo dell’immigrazione, non hanno la competenza necessaria per garantire ai rifugiati i loro diritti, e dunque "la responsabilità di stabilire se questo o quel migrante debba avere o meno la possibilità di entrare nel territorio non deve gravare sulle spalle di un vettore pubblico o privato, perché chiaramente non è suo compito, né dispone dei mezzi per svolgerlo. Tali pratiche rischiano di violare il diritto internazionale relativo ai diritti umani e al diritto dei rifugiati, che vieta agli Stati di rinviare una persona in un territorio in cui potrebbe essere esposta al rischio di tortura, o a serie minacce per la sua incolumità o la sua libertà".

È quanto dichiara il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, nell’ultimo articolo del suo "Human rights comment", nel quale denuncia che "i paesi europei cercano di ridurre l’immigrazione, minacciando indebitamente di infliggere sanzioni alle compagnie aeree e ad altre aziende di trasporto. Per limitare gli ingressi nel loro territorio, trasferiscono pesanti responsabilità ai vettori. Il personale delle compagnie aeree è pertanto costretto a decidere se autorizzare o meno una persona a imbarcarsi su un aereo o su una nave, pur non disponendo assolutamente delle competenze necessarie per garantire ai rifugiati i diritti loro riconosciuti dal diritto internazionale". Tanto più che le persone esposte a rischio tortura o repressione spesso sono prive di documenti di viaggio in regola.

Il tema scaturisce dal fatto che gli Stati europei hanno inasprito le normative in materia di asilo e immigrazione. Così accade che, secondo le disposizioni vigenti, i vettori sono tenuti a prendere tutte le misure necessarie per accertarsi che uno straniero trasportato per via aerea o marittima sia in possesso dei documenti di viaggio richiesti per l’ingresso nello spazio Schengen. Se l’ingresso è rifiutato allo straniero, il vettore deve farsene carico immediatamente e provvedere in particolare a ricondurlo nel paese di partenza. Inoltre il vettore può essere passibile di una multa. La direttiva del Consiglio 2001/51/CE dispone tuttavia che le sanzioni nei confronti dei vettori siano "dissuasive, efficaci e proporzionate" e che siano applicate "senza pregiudicare gli obblighi degli Stati membri in caso di richiesta di protezione internazionale da parte di un cittadino di un paese terzo".

Per il Consiglio d’Europa, il personale degli aeroporti è formato per essere al servizio dei passeggeri e non ha quindi le competenze per garantire ai rifugiati i loro diritti. Conclusione: "La responsabilità di stabilire se questo o quel migrante debba avere o meno la possibilità di entrare nel territorio non deve gravare sulle spalle di un vettore pubblico o privato, perché chiaramente non è suo compito".

Comments are closed.