DIRITTI. Coppie internazionali, Bruxelles fa chiarezza sui diritti di proprietà

In Europa sono ormai 16 milioni le coppie internazionali, quelle coppie i cui coniugi hanno cittadinanze diverse. Come succede alle coppie dello stesso Paese, anche le coppie internazionali possono divorziare. Ma in questi casi le difficoltà da affrontare sono maggiori perché non ci sono norme valide per tutti gli Stati membri. Ogni anno circa 650.000 coppie internazionali, di fronte alla fine del proprio matrimonio, si pongono alcune domande, come: cosa fare della casa comune, o del conto corrente comune? E, oltre ad affrontare la separazione, si perdono tempo e denaro a cercare di capire quale legge si applichi al caso loro e quale sia l’autorità giurisdizionale competente. Le differenze tra gli ordinamenti giuridici dei 27 Stati membri dell’Unione europea spingono a una scelta opportunistica del foro, incoraggiano cioè la pratica per cui un coniuge, di solito il più abbiente, si affretta a rivolgersi all’autorità giurisdizionale dello Stato in cui pensa di ottenere l’esito giudiziario più favorevole.

Per fare chiarezza sui diritti di proprietà delle coppie internazionali sposate o legate da unione registrata, la Commissione europea propone oggi alcune norme applicabili in tutta l’UE. Si tratta di due diversi regolamenti: uno relativo alle norme applicabili alle coppie sposate ("regimi patrimoniali tra coniugi") e l’altro relativo alle norme applicabili alle unioni registrate ("effetti patrimoniali delle unioni registrate"). Queste due proposte sono neutre sotto il profilo del genere e dell’orientamento sessuale. Ciò significa, ad esempio, che ai sensi della proposta sui regimi patrimoniali tra coniugi un matrimonio tra persone dello stesso sesso autorizzato dal diritto portoghese sarà trattato alla stregua di un matrimonio tra persone di sesso diverso. Analogamente, un’unione tra partner di sesso diverso potrà essere registrata in Francia alle stesse condizioni di un’unione tra persone dello stesso sesso, ed entrambe le unioni rientreranno nel campo di applicazione della proposta sulle unioni registrate.

I regolamenti proposti non armonizzano né modificano il diritto sostanziale degli Stati membri in materia di matrimonio o unioni registrate. Il loro obiettivo è quello di aiutare le coppie che si trasferiscono in un altro Stato membro o che hanno cittadinanze diverse e beni all’estero a risolvere le questioni inerenti ai diritti di proprietà.

Le proposte della Commissione:

  • consentiranno alle coppie internazionali sposate di scegliere la legge applicabile ai loro beni comuni in caso di morte di un coniuge o divorzio;
  • aumenteranno la certezza del diritto per le unioni registrate con carattere internazionale assoggettando, come regola generale, i beni delle coppie legate da un’unione registrata alla legge del paese in cui l’unione è stata registrata;
  • aumenteranno la certezza del diritto per le coppie internazionali (sposate o legate da unione registrata) istituendo un insieme di norme coerenti per determinare l’autorità giurisdizionale competente e la legge applicabile in base a una gerarchia di criteri di collegamento oggettivi;
  • miglioreranno la prevedibilità per le coppie internazionali semplificando la procedura per riconoscere le decisioni e gli atti in tutta l’UE. Le coppie risparmieranno tempo e denaro – in media tra i 2 000 e i 3 000 euro per causa. Questi risparmi deriveranno dalla possibilità per i cittadini di proporre dinanzi a un’unica autorità giurisdizionale varie domande giudiziali. Ad esempio, la domanda relativa ai diritti di proprietà potrà essere proposta alla stessa autorità giurisdizionale competente per il divorzio o la separazione.

Le due proposte sono i primi frutti della relazione 2010 della Commissione sulla cittadinanza dell’UE che ha individuato 25 grossi ostacoli in cui si imbattono gli europei nella vita pratica di tutti i giorni. Le proposte richiedono l’approvazione unanime del Consiglio dei ministri previa consultazione del Parlamento europeo.

 

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