DIRITTI. Corte Ue dei diritti dell’uomo: il crocifisso in aulo vìola libertà di religione

I crocifissi in classe ledono il diritto dei genitori di educare i propri figli secondo le proprie convinzioni e dunque ledono il diritto dei bambini alla libertà di religione. Lo ha deciso oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo accogliendo il ricorso della signora Soile Lautsi, residente ad Albano Terme. Secondo la signora la presenza dei crocifissi in tutte le classi della scuola frequentata dai suoi figli era contraria al principio di laicità secondo cui lei avrebbe desiderato educarli.

Secondo la Corte di Strasburgo l’esposizione obbligatoria di un simbolo di una confessione religiosa nell’ambito dell’esercizio di una funzione pubblica, vìola l’articolo 2 del Protocollo n° 1 (sul diritto all’istruzione) e l’articolo 9 (sulla libertà di pensiero, di coscienza e di religione) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

"E’ stata così ribaltata una sentenza del Consiglio di Stato che a febbraio 2005 aveva dato torto al ricorrente, sentenza che aveva stabilito praticamente che la religione cattolica romana fosse quella dello Stato, facendo rientrare dalla finestra ciò che il cambio della legge aveva imposto alcuni anni prima". Lo ricorda l’Aduc in una nota precisando che "gli Stati firmatari della Convenzione europea sono impegnati a dare esecuzione alle decisioni della Corte europea. Il controllo sull’adempimento di tale obbligo è rimesso al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa".

"Che farà ora il nostro Stato? Cambierà le leggi in merito o violerà la convenzione comunitaria confermando di essere culturalmente dipendente dalle direttive dello Stato del Vaticano, e si prenderà una super-multa? E cosa succederà per tutte le altre varie sentenze che hanno sempre dato torto a chi chiedeva la rimozione del crocifisso anche dalle aule giudiziarie… giudice Tosti? O forse il Parlamento si pronuncerà con fiducia al Governo per la non applicazione di questa sentenza"?

 

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