DIRITTI. Corte Ue: l’Italia non può imporre le distanze minime tra i benzinai

Una norma nazionale non può imporre le distanze minime tra un distributore di benzina e l’altro, altrimenti vìola i principi comunitari sulla libertà di stabilimento. Lo ha specificato oggi una sentenza della Corte europea di Giustizia, su un caso italiano. In Italia, infatti, l’installazione di nuovi impianti di distribuzione di benzina deve essere autorizzata dal Comune ed è subordinata a prescrizioni sulla sicurezza sanitaria, ambientale e stradale, alla tutela dei beni storici e artistici. Ma il diritto comunitario vieta ogni provvedimento nazionale che, pur se applicabile senza discriminazioni in base alla nazionalità, possa ostacolare o scoraggiare l’esercizio, da parte dei cittadini dell’Unione, della libertà di stabilimento.

Dunque una normativa che subordina l’apertura di nuovi impianti di benzinai all’osservanza di distanze minime rispetto ad altri impianti analoghi, configura una restrizione, perché pone delle condizioni all’accesso all’attività e, favorendo gli operatori già presenti sul territorio italiano, è idonea a scoraggiare o impedire l’accesso al mercato italiano degli operatori provenienti da altri Stati membri. In più la norma italiana si applica soltanto ai nuovi impianti e non a quelli preesistenti, e non sembra soddisfare in modo coerente e sistematico le finalità di sicurezza stradale, nonché di tutela ambientale e della salute. Anche la razionalizzazione del servizio reso agli utenti, per la sua natura economica non costituisce motivo imperativo di interesse generale, idoneo a giustificare una limitazione di una libertà fondamentale.

La sentenza della Corte

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