DIRITTI. Ddl sul Garante nazionale dei detenuti, Marroni (Lazio): “Lo elegga il Parlamento”

Il Garante nazionale dei detenuti "deve potersi sganciare dall’esecutivo e svolgere il proprio ruolo in posizione di terzietà" e dunque andrebbe eletto dal Parlamento. È una delle proposte lanciate da Angiolo Marroni, garante dei diritti dei detenuti della Regione Lazio e coordinatore nazionale della Conferenza dei Garanti regionali dei diritti dei detenuti. Occasione dell’analisi: il convegno "Istituzione del Garante nazionale dei diritti fondamentali dei detenuti e introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano".

L’incontro si è svolto per discutere dei progetti di legge per l’istituzione del Garante nazionale per i diritti dei detenuti (ddl 343 presentato dai senatori Fleres, Ferrara e Piscitelli e che tiene conto del lavoro della scorsa legislatura) e del disegno di legge per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano (ddl 264 a firma dei senatori Fleres e Ferrara). Come scrive Marroni nella sua relazione, "l’Italia, il paese culla del diritto, che fece nascere il diritto romano e fu la patria di Cesare Beccarla è oggi costretta a rincorrere esperienze di altri paesi – soprattutto nord-europei – per quanto riguarda la tutela dei diritti umani ed il rispetto della popolazione detenuta".

Marroni ha sottolineato le difficoltà incontrate dai Garanti regionali dei diritti dei detenuti "spesso bloccati nella loro attività da un vuoto normativo" e in una situazione di empasse sull’accesso agli istituti penitenziari. "Un Garante dei detenuti, infatti, è tale solo se può entrare nelle carceri quando vuole e senza preavviso – afferma Marroni – se può parlare liberamente e riservatamente con i detenuti, se può accedere a tutte le aree degli istituti, se può prendere visione dei fascicoli e dei documenti relativi ai detenuti". Ma finora tutto questo è possibile, spiega, solo "grazie alla buona volontà" dei direttori d’istituto, dei Provveditorati e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, col rischio però della revocabilità del permesso e di una limitazione all’accesso. "Questo, ad esempio, fa sì che ci sia ancora interdetto incontrare e colloquiare con i detenuti sottoposti al regime del 41-bis – ha aggiunto – o con i collaboratori di giustizia, che certamente avrebbero anch’essi bisogno di un nostro intervento".

Il ddl, ha detto Marroni, risolverebbe il problema dell’accesso, che sarebbe garantito al Garante nazionale, ai Garanti locali e ai collaboratori. C’è però, ha aggiunto, il tema della nomina. Il ddl prevede che il Garante nazionale dei detenuti sia nominato dal Presidente del Consiglio previa deliberazione del Consiglio dei Ministri e questa scelta andrebbe corretta. "Il Garante, all’interno delle carceri ed in genere nei luoghi di detenzione, è soprattutto un controllore del rispetto dei diritti fondamentali dei ristretti – ha detto Marroni – Esso è dunque principalmente un interlocutore del potere esecutivo e quindi del governo" e dunque per essere tutore "il Garante deve potersi sganciare dall’esecutivo e svolgere il proprio ruolo in posizione di terzietà".

"Ritengo dunque preferibile – prosegue la relazione di Marroni – assegnare al Parlamento l’elezione del Garante, prevedendo magari delle procedure di nomina che consentano di individuare un soggetto gradito a tutti e che rappresenti, per il suo curriculum umano e professionale, una garanzia di indipendenza ed autorevolezza". Altri dubbi sono sollevati in caso di accertamento di abusi, perché non viene previsto reclamo all’autorità giudiziaria ma solo che il Garante informi della presunta violazione il comando provinciale del corpo interessato.

A questo si aggiunge la necessità di introdurre nel codice penale italiano il reato di tortura. "Il fatto che questo vuoto normativo ci renda giuridicamente inadempienti verso organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite o il Consiglio d’Europa – ha detto Marroni – rende ancora più urgente un nostro intervento".

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