DIRITTI. Giornata mondiale contro la pena di morte, appello per fermare la Bielorussia

Il 10 ottobre è la giornata mondiale contro la pena di morte. Per l’Unione Europea, abolire la pena di morte in tutto il mondo è una priorità delle politiche per i diritti umani, essendo essa una pratica disumana, che non ha alcun effetto deterrente sui reati violenti. L’UE è il più grande donatore a favore delle organizzazioni della società civile di tutto il mondo che lottano per l’abolizione della pena di morte; esorta i paesi in cui ancora vige la pena di morte a limitarne progressivamente l’applicazione e insiste affinché le esecuzioni avvengano nel rispetto delle norme minime concordate a livello internazionale.

La serie di risoluzioni sulla moratoria in materia di pena capitale, adottate dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, rappresenta il massimo risultato dell’impegno profuso dall’Europa in quest’ambito. Nel mese di luglio 2011 si è celebrato il 20° anniversario dell’entrata in vigore del secondo protocollo facoltativo al Patto internazionale sui diritti civili e politici, il principale strumento giuridico a livello mondiale per l’abolizione della pena di morte.

Ad oggi l’unico Paese in Europa e in tutta l’Unione Sovietica ad applicare ancora la pena di morte è la Bielorussia, dove si ritiene che dal 1991 siano state messe a morte ben 400 persone, anche se il numero effettivo delle esecuzioni resta sconosciuto a causa della segretezza che circonda questa pratica.

In occasione della IX Giornata mondiale contro la pena di morte Amnesty International si mobilita per chiedere la fine delle esecuzioni. "La Bielorussia è il solo paese in Europa che continua a pretendere di uccidere in nome della giustizia – ha dichiarato Roseann Rife, esperta di Amnesty International sulla pena di morte – La crudeltà della pena capitale in Bielorussia va ben oltre la fase dell’esecuzione. Le famiglie vengono informate solo settimane o persino mesi dopo, i corpi dei prigionieri messi a morte non vengono consegnati e neanche viene reso noto dove siano stati sepolti". Nel 2010, Amnesty International ha registrato migliaia di esecuzioni in 23 paesi. Alla fine dello scorso anno, i condannati a morte in attesa d’esecuzione erano almeno 17.800. "Quando Amnesty International venne fondata nel 1961, i paesi che avevano abolito la pena di morte per tutti i reati erano solo 9 e il tema era scarsamente considerato dal punto di vista dei diritti umani. Cinquant’anni dopo – ha concluso Rife – la tendenza mondiale verso l’abolizione non può essere fermata e l’azione di Amnesty International verso questo obiettivo continua".

 

 

Comments are closed.