DIRITTI. Il 6 febbraio è la Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili

Domani, 6 febbraio, è la giornata internazionale di tolleranza zero verso le mutilazioni genitali femminili. Tale evento è stato lanciato nel 2003 dal Comitato interafricano sulle pratiche tradizionali che mettono in pericolo la salute delle donne e delle bambine. Questa organizzazione non governativa ha permesso di introdurre a questo riguardo una legislazione in alcuni Paesi africani e lotta per l’abbandono di queste pratiche da parte delle comunità africane.

Nella risoluzione 2003/28, la commissione delle Nazioni Unite per la promozione e la protezione dei diritti dell’uomo ha spinto l’assemblea generale delle Nazioni Unite a proclamare il 6 febbraio "Giornata internazionale per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili e di tutte le altre pratiche tradizionali nocive per la salute delle donne e delle bambine".

Il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (FNUAP) stima che 130 milioni di donne e di bambine avrebbero subito delle mutilazioni genitali e che ogni anno, 2 milioni di ragazze continuano ad essere esposte a questa pratica. Ciò corrisponde a 5500 mutilazioni al giorno. La maggior parte degli interventi sono eseguiti da personale non medico, come ad esempio delle sagge donne o "vecchie signore".

Le mutilazioni genitali femminili hanno gravi conseguenze per le gravidanze e le donne che hanno subito questo tipo di interventi corrono il rischio di soffrire di fistole genitali. Tali pratiche sono utilizzate in 28 Paesi africani, in qualche Paese arabo e asiatico e in alcune popolazioni africane emigrate in Europa e negli Stati Uniti.

Attualmente 14 Paesi africani hanno adottato leggi che puniscono penalmente le mutilazioni genitali, e la maggior parte dei Paesi dispone di una legislazione che vieta tali pratiche, ma l’applicazione reale di queste leggi resta difficile, soprattutto nelle zone rurali.

"La violazione dei diritti delle donne e delle giovani ragazze – dichiara BenitaFerrero-Waldner, commissaria europea responsabile delle relazioni estere e della politica di vicinato – non può essere in alcun caso giustificato in nome del relativismo culturale o delle tradizioni". "La Commissione della condizione della donna delle Nazioni Unite – insiste Benita Ferrero-Waldner – ha adottato una risoluzione dal titolo "Mettere fine alle mutilazioni genitali femminili", che riconosce che queste mutilazioni sessuali violano e infrangono i diritti umani delle donne. L’unione Europea ha denunciato molto chiaramente il carattere inaccettabile di questi costumi, sia in seno all’Unione, sia nei paesi terzi".

Il commissario europeo responsabile dello sviluppo e dell’aiuto umanitario ha aggiunto: "Noi condanniamo questa pratica che viene ancora utilizzata in molti Paesi. Questa è all’origine di grandi sofferenze e rappresenta una grave minaccia per la salute delle donne e delle giovani ragazze. Siamo soddisfatti che alcuni Paesi abbiamo già preso misure legislative per lottare contro questa pratica nefasta, ma ci teniamo a sottolineare che la Commissione continua ad approfittare di tutte le occasioni per convincere altri Paesi a seguire quest’esempio".

a cura di Antonella Giordano

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