DIRITTI. In Europa la pena di morte resiste solo in Bielorussia. Rapporto Amnesty International

Nel 2008 almeno 2390 persone sono state messe a morte in 25 paesi, con una media di 7 persone al giorno nel mondo. In 52 nazioni, tra gennaio 2008 e dicembre 2008 almeno 8864 persone sono state condannate a morte; il 93% di tutte le esecuzioni è avvenuto in 5 paesi: Cina, Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Stati Uniti. E’ il bollettino annuale di Amnesty International sulla pena di morte nel mondo, presentato oggi a Roma.

Due terzi dei paesi di tutto il mondo hanno abolito per legge o nella pratica la pena di morte; in 59 paesi questa ancora esiste. Secondo i dati di Amnesty International, aggiornati al mese di marzo 2009 92 paesi hanno abolito la pena di morte per ogni reato, 10 paesi l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali, quali quelli commessi in tempo di guerra; 36 paesi sono abolizionisti de facto poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni oppure hanno assunto un impegno a livello internazionale a non eseguire condanne a morte. In totale 138 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica.

I metodi di esecuzione utilizzati sono: decapitazione, lapidazione, impiccagione, iniezione letale, fucilazione e sedia elettrica. In Iran sono state messe a morte almeno 8 persone che all’epoca del reato erano minorenni. In Cina, Bielorussia, Mongolia e Corea del Nord, le condanne sono eseguite in assoluta segretezza e senza trasparenza.

Il maggior numero di esecuzioni nel 2008 è stato riscontrato in Asia, dove 11 paesi continuano a ricorrere alla pena di morte: Afghanistan, Bangladesh, Cina, Corea del Nord, Giappone, Indonesia, Malaysia, Mongolia, Pakistan, Singapore e Vietnam. Il secondo maggior numero di esecuzioni, 508, è stato registrato nella regione Africa del Nord – Medio Oriente.

Nonostante questi numeri si stanno compiendo piccoli passi avanti verso l’abolizione della pena di morte nel mondo. A dicembre, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato, a larga maggioranza, una seconda risoluzione che chiede una moratoria in vista dell’abolizione della pena di morte e la Commissione africana dei diritti umani e dei popoli ha richiamato gli Stati africani che mantengono la pena di morte ad osservare una moratoria sulle esecuzioni nella regione in vista dell’abolizione.

Gli Stati Uniti nel 2008 hanno registrato il numero più basso di esecuzioni avvenute in un anno dal 1995: 37, quasi tutte in Texas. Purtroppo, come gli anni precedenti, un gran numero di condanne è stato emesso a seguito di processi che non hanno rispettato gli standard internazionali sull’equo processo. Un numero preoccupante di esecuzioni è avvenuto a seguito di procedimenti basati su confessioni estorte con la tortura, in violazione delle leggi internazionali.

L’Europa sarebbe una "zona libera dalla pena di morte" se non fosse per la Bielorussia, dove questa pratica avviene in segreto. Le condanne vengono eseguite con un colpo di pistola alla nuca e non vengono fornite informazioni sulla data dell’esecuzione né sul luogo di sepoltura. Le esecuzioni nell’ex repubblica sovietica sono state quattro. In occasione della pubblicazione dei dati relativi al 2008, Amnesty International lancia il rapporto "Ending executions in Europe: Towards abolition of the death penalty in Belarus" e un’azione on line per fermare le esecuzioni in Bielorussia.

 

 

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