DIRITTI. La clinica di Udine non ospiterà Eluana Englaro

La Casa di cura "Città di Udine" ha fatto marcia indietro sul caso Eluana Englaro. Un comunicato diffuso oggi dalla struttura sanitaria spiega che non è più disponibile ad accogliere Eluana per attuare la sentenza che autorizza la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale della donna, in stato vegetativo da 17 anni. A pesare sul passo indietro della struttura sanitaria sono state soprattutto le polemiche scoppiate in questi mesi e le possibili conseguenze per l’annunciato intervento ministeriale.

Il Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, un mese fa bloccò il trasferimento nella struttura sanitaria udinese di Eluana dalla clinica di Lecco dove è ricoverata, definendo "illegale" la sospensione dell’alimentazione artificiale su pazienti in stato vegetativo nelle strutture del sistema sanitario nazionale.

"Gli approfondimenti condotti – si legge nel comunicato della clinica di Udine – portano a ritenere probabile che, nel caso si desse attuazione all’ospitalità della signora Englaro per il protocollo previsto, il Ministro potrebbe assumere provvedimenti che – per quanto di validità temporanea proprio in virtù delle specifiche pertinenze delle Istituzioni – metterebbero a repentaglio l’operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone, oltre che di quelli delle società controllate, ed i servizi complessivamente erogati alla comunità".

"Di fronte ad una tale, concreta prospettiva – è spiegato nel comunicato – la Casa di Cura ha dunque dovuto rinunciare a portare avanti un’azione concepita con l’unico scopo di dare al signor Beppino Englaro il supporto logistico per esaudire la volontà della figlia. Al termine di questa penosa vicenda, va sicuramente rivolto un sentito ringraziamento alle tante persone che, in vari modi, hanno manifestato concreta solidarietà ed appoggio ad una decisione coraggiosa che è stata portata avanti fin quando è stato possibile". La Casa di cura di Udine, che si è detta rammaricata per quanto accaduto, ha reso noto di aver ricevuto attestati di stima praticamente da tutta Italia.

"La decisione della clinica Città di Udine di non accogliere Eluana Englaro per sospenderle alimentazione e idratazione e condurla alla morte seguendo le indicazioni del decreto della Corte d’Appello di Milano, conferma che nel SSN non possono esistere zone di extraterritorialità". E’ questo il commento del Sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella. "Con l’atto d’indirizzo del 16 dicembre 2008, il ministro Sacconi, dopo un’attenta ricognizione della normativa esistente, ha invitato le Regioni a rispettare l’articolo 25 della Convenzione Onu sui diritti dei disabili, la quale impone di garantire a tutte le persone con disabilità alimentazione e idratazione".

"I legali della clinica Città di Udine – ha aggiunto Roccella – hanno dunque riconosciuto la validità dell’atto d’indirizzo che altri avevano definito "legittimo ma inefficace". Va inoltre considerato che il decreto della Corte d’Appello non fa nessun riferimento al SSN, nonostante dia indicazioni molto dettagliate sulle procedure di morte, e che non si tratta di "sentenza passata in giudicato", come a volte è stato detto: non esiste nessun obbligo ad eseguire il decreto che, peraltro, trattandosi di "volontaria giurisdizione", resta sempre rivedibile.

Intanto domenica 18 gennaio Eluana compie 17 anni in stato di come vegetativo. Per ricordarlo l’Associazione Luca Coscioni, che da tempo si batte per affermare il diritto alla libertà dei malati, ha organizzato per sabato 17 gennaio una giornata di mobilitazione straordinaria per raccogliere firme sulla petizione al parlamento per una legge sul testamento biologico e sull’eutanasia.

"Chiediamo – si legge nella petizione dell’Associazione – che nelle scelte relative alla fine della vita sia rispettato il diritto all’autodeterminazione di ciascun individuo, per abbattere il fenomeno dell’eutanasia clandestina e di quella cattiva morte all’italiana, fatta di violenza contro i malati, accanimento terapeutico e imposizione di sofferenze".

"Chiediamo il riconoscimento legale del testamento biologico attraverso il quale le scelte individuali siano obbligatoriamente rispettate e che includa la possibilità di rinunciare alla nutrizione e idratazione artificiale".

"Chiediamo anche che sia effettuata un’indagine conoscitiva parlamentare sull’eutanasia clandestina e gli altri aspetti della morte all’italiana, e che siano discusse le proposte di legge per la legalizzazione o depenalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito". Il 18 gennaio a Lecco ci sarà una fiaccolata per ridare la libertà ad Eluana.

 

 

 

 

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