DIRITTI. La conservazione illimitata del Dna viola la privacy. Sentenza della Corte Ue

La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la conservazione illimitata di profili del Dna e di altri elementi biometrici, come campioni biologici e impronte digitali, viola il diritto alla privacy, soprattutto nel caso di minori. I giudici europei hanno sottolineato, in particolare, che i profili di Dna permettono di risalire all’origine etnica e ricostruire i legami familiari, il che rende la conservazione più delicata e suscettibile di ledere il diritto alla riservatezza anche di terzi. E’ alto, inoltre, il rischio di stigmatizzazione, derivante dal fatto che persone innocenti siano state trattate alla stregua di criminali; questo non può essere accettato in una società democratica.

Con la sentenza di oggi la Corte ha definito il ricorso di due cittadini inglesi, uno dei quali minore, accusati rispettivamente di molestie e di tentato furto, che avevano chiesto invano alla polizia inglese la distruzione delle impronte digitali e dei campioni di Dna raccolti al momento dell’arresto e conservati anche dopo la chiusura, con assoluzione, del procedimento penale a loro carico. I due cittadini si erano visti rigettare la richiesta dalla polizia in base ad una legge nazionale che consente il prelievo e la conservazione di questi campioni senza limiti di tempo nella banca dati inglese del Dna.

La Corte, all’unanimità, ha riconosciuto la violazione del diritto alla vita privata ai sensi dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei diritti umani del 1950. Nella sentenza, inoltre, i giudici hanno rilevato che Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord sono i soli paesi in Europa a consentire la conservazione illimitata delle impronte digitali e dei prelievi di Dna di qualsiasi persona sospettata di aver commesso un reato, indipendentemente dall’età, natura e gravità del reato specifico. La Corte ha chiesto alla Gran Bretagna di adottare tutte le misure necessarie per dare seguito alla sentenza.

 

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