DIRITTI. Primo sì a Welby, Cittadinanzattiva: “Sì al testamento biologico”

Primo sì dei giudici alla richiesta di Piergiorgio Welby di staccare le macchine che ancora lo tengono in vita.: per la Procura di Roma "se vuole interrompere la terapia può farlo ma in caso di sofferenza sarà il medico a decidere se ripristinarla". Soddisfatta Cittadinanzattiva che si è sempre battuta per avere in Italia la possibilità di utilizzare il testamento biologico, che consentirebbe di evitare, per chi lo desideri, forme di accanimento terapeutico.

Già nel 1995 Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, assieme a 40 associazioni nazionali di malati e di cittadini, che sottoscrissero la Carta, rivendicava per I malati il diritto alla decisione e il diritto al futuro, anche se questo poteva corrispondere a poche ore da vivere con dignità e serenità. Per questo condividiamo la "pretesa" di Welby di decidere che cosa fare della propria vita, non delegando tale decisione alle macchine e alla tecnologia.

Ci teniamo però ad una precisazione: sostenere Welby non significa mettersi dalla parte di chi vuole l’eutanasia per Legge, perché di eutanasia non si tratta. La nostra organizzazione non si è fatta promotrice di proposte in tal senso, non avendo ancora concluso una discussione sul tema al suo interno. L’associazione auspica che il parere della Procura venga confermato oggi pomeriggio dai giudici della prima sezione del Tribunale Civile di Roma.

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