DIRITTI. Rapporto Amnesty 2009: la crisi è umanitaria oltre che economica

Sono almeno 2390 i prigionieri che nel 2008 sono stati messi a morte. Il 78% di queste esecuzioni ha avuto luogo nei Paesi del G20. In oltre 50 Paesi sono stati commessi omicidi illegali ed esecuzioni extragiudiziali, e quasi la metà di questi crimini è avvenuto nei Paesi del G20. Non mancano forme di tortura e maltrattamento, né detenzioni illegali e processi iniqui, riscontrati anch’essi nei cosiddetti paesi sviluppati.

Anche quest’anno dunque si arriva al Rapporto di Amnesty International, che rappresenta ormai la "resa dei conti sui diritti umani", con numeri allarmanti. Il Rapporto Amnesty 2009 ripercorrendo le situazioni dei diritti umani nel 2008 in 157 paesi e territori del mondo, dall’Afghanistan allo Zimbabwe, ci mette di fronte ad un’amara realtà: la crisi non è soltanto economica, ma è una crisi di diritti umani calpestati, messi da parte, diventati ormai un privilegio di pochi paesi.

"Miliardi di persone stanno soffrendo a causa dell’insicurezza, dell’ingiustizia e della mancanza di dignità. Questa è una crisi dei diritti umani" si legge nel Rapporto della Ong. "Purtroppo, i governi più potenti si stanno concentrando sulle conseguenze finanziarie ed economiche che hanno colpito i loro paesi e ignorano gli aspetti più generali della crisi. Anche quando parlano di un’azione internazionale, pensano sempre e soltanto all’economia e alla finanza, ripetendo in questo modo gli errori del passato".

La strada da percorrere con urgenza è quella di una collaborazione multilaterale, che vada verso soluzioni includenti, complessive, sostenibili e rispettose dei diritti umani.

Soltanto in Italia e soltanto nel corso del 2008, abbiamo assistito ad una serie di episodi di razzismo, xenofobia, intolleranza che hanno generato pesanti situazioni di violazioni umanitarie. "L’Italia non ha risolto la questione della legittimità della detenzione dei migranti e dei richiedenti asilo immediatamente dopo l’arrivo" e questo rende ancora più ostico l’approccio del Paese all’immigrazione, gettando anche una luce oscura sui centri di detenzione per migranti.

Nei primi mesi del 2009, i rischi di detenzione arbitraria all’arrivo, assieme a una politica "del respingimento" che è andata crescendo nei toni e nella drasticità, hanno prodotto un momento di forte allerta per i diritti umani con l’improvviso mutamento delle prassi relative al centro di Lampedusa.

"Tra il 7 e l’11 maggio 2009, con una decisione senza precedenti, l’Italia ha condotto forzatamente in Libia circa 500 tra migranti e richiedenti asilo, senza alcuna valutazione sul possibile bisogno di protezione internazionale degli stessi e quindi violando i propri obblighi in materia di diritto internazionale d’asilo e dei diritti umani. Il 75% delle persone che arrivano in Italia via mare sono richiedenti asilo e, secondo l’Unhcr, tra le persone rinviate in Libia vi erano cittadini somali ed eritrei, bisognosi di protezione".

"Le riforme del governo italiano sull’immigrazione sono di stampo discriminatorio e il paese è precipitato nell’insicurezza, che mette a repentaglio l’incolumità di molte persone e la reputazione internazionale dell’Italia". E’ stato questo il commento del presidente della Sezione Italiana di Amnesty International Christine Weise.

Comments are closed.