DIRITTI. Rapporto Amnesty International: diritti umani violati in 159 paesi

Nel 2009 Amnesty International ha segnalato violazioni dei diritti umani in 159 paesi. Ieri l’organizzazione per i diritti umani ha presentato il Rapporto annuale 2010 e ha puntato il dito contro quei governi potenti che stanno bloccando i passi avanti della giustizia internazionale, ponendosi al di sopra delle norme sui diritti umani. "I Governi devono assicurare che nessuno si ponga al di sopra della legge e che ogni persona abbia accesso alla giustizia, per tutte le violazioni dei diritti umani subite – ha dichiarato Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International – Fino a quando i governi non smetteranno di subordinare la giustizia agli interessi politici, la libertà dalla paura e dal bisogno rimarrà fuori dalla portata della maggior parte dell’umanità".

A livello mondiale, le lacune della giustizia hanno rafforzato il reticolo di repressione: Amnesty International ha documentato torture e altri maltrattamenti in almeno 111 paesi, processi iniqui in almeno 55 paesi, restrizioni alla libertà di parola in almeno 96 paesi e detenzioni di prigionieri di coscienza in almeno 48 paesi. Gli organismi per i diritti umani e le attiviste e gli attivisti che li difendono sono finiti sotto attacco in molti paesi.

I conflitti sono stati caratterizzati da un impietoso disprezzo per le popolazioni civili; ad esempio nella Repubblica Democratica del Congo, nello Sri Lanka e nello Yemen, nel conflitto di Gaza e del sud d’Israele. Il Rapporto segnala, inoltre, l’aumento delle denunce di violenza domestica contro le donne, degli stupri, degli abusi sessuali, degli omicidi e mutilazioni successivi agli stupri in El Salvador, Giamaica, Guatemala, Honduras e Messico; lo sfruttamento, la violenza e le violazioni che milioni di migranti della regione Asia e Pacifico hanno subito in paesi come Corea del Sud, Giappone e Malesia; il profondo aumento del razzismo, della xenofobia e dell’intolleranza nella regione Europa e Asia centrale.

Sulle donne, in particolare quelle povere, si abbatte il peso dell’incapacità dei governi di realizzare gli Obiettivi di sviluppo del millennio: si stima che circa 350.000 donne siano morte per complicazioni legate alla gravidanza. La mortalità materna è spesso la conseguenza diretta della discriminazione di genere, della violazione dei diritti sessuali e riproduttivi e della negazione del diritto alle cure sanitarie.

Amnesty International ha chiesto agli stati del G20 ancora inadempienti (Arabia Saudita, Cina, India, Indonesia, Russia, Stati Uniti d’America e Turchia) di ratificare lo Statuto della Corte penale internazionale. La Conferenza internazionale di revisione sulla Corte, che inizia a Kampala, in Uganda, il 31 maggio, è un’occasione per i governi per dimostrare il loro impegno nei confronti della Corte.

In conclusione il Rapporto elenca anche alcuni progressi registrati nel 2009. In America Latina sono state riaperte inchieste su crimini coperti da leggi di amnistia, come dimostrano le epocali sentenze riguardanti l’ex presidente del Perù Alberto Fujimori, condannato per crimini contro l’umanità, e l’ultimo presidente militare dell’Argentina Reynaldo Bignone, condannato per sequestri e torture. Tutti i processi celebrati dalla Corte speciale per la Sierra Leone si sono conclusi salvo quello, ancora in corso, contro l’ex presidente della Liberia, Charles Taylor. "Il bisogno di giustizia globale è una lezione fondamentale da trarre dallo scorso anno – ha concluso Weise – La giustizia porta equità e verità alle vittime, è un deterrente nei confronti delle violazioni dei diritti umani e, in definitiva, conduce verso un mondo più stabile e sicuro".

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