DIVERSABILITA’. Autismo, Regione Lazio avvia un percorso di iniziative

La Commissione Politiche Sociali della regione Lazio, il suo presidente Maria Antonietta Grosso e l’Assessore alle Politiche Sociali regionale Alessandra Mandarelli, hanno incontrato il professor Leonardo Emberti Gialloreti del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Tor Vergata, la professoressa Bruna Grasselli, Cattedra di Scienza della Formazione dell’Università Roma Tre, le cooperative sciali Eureka 1, la dottoressa Totonelli di Simpia Lazio, l’AGSA Lazio, il CNAPP, il professor Carlo Hanau dell’Università di Modena, la FISH, l’ANFFAS e AGSA regionali, le rappresentanze delle famiglie aderenti al progetto Maurizio Ferraro, per discutere di Autismo e delle iniziative della Regione per affrontare una tematica della quale si parla poco ma che coinvolge numerosi cittadini nel Lazio.
L’assessore Mandarelli ha indicato alcuni percorsi pratici da intraprendere per coinvolgere più famiglie possibili e le diverse realtà impegnate a dare risposte utili, non solo dal punto di vista neuropsichiatrico infantile ma proponendo interventi a 360 gradi, al problema dell’autismo.

"Finalmente – dichiara Maria Antonietta Grosso – iniziamo a parlare di autismo, una disabilità grave ma, non raramente, sottovalutata. Abbiamo, dunque, deciso di realizzare una serie di audizioni ed incontri, come Commissione Politiche Sociali, al fine di affrontare una materia che chiede di investire in progetti ed azioni concrete. Su tale argomento vi è molto disinteresse – prosegue il consigliere del PdCI – e spesso le strutture sanitarie presenti nel nostro territorio non sono adeguate per fornire una giusta assistenza. Del resto, va compreso, che per far fronte alla questione dell’autismo dobbiamo coinvolgere, inevitabilmente, oltre all’assessorato alle Politiche Sociali anche quello alla Sanità e alla Scuola e Formazione.

Dobbiamo far conoscere e conoscere noi stessi la realtà dell’autismo, dobbiamo favorire diagnosi precoci e promuovere un nuovo rapporto terapeutico centrato sulle relazioni ed i processi di integrazione sociale, dobbiamo, in sintesi, favorire, nella famiglia e nella scuola in particolare, i soggetti interessati da tale disabilità. Sta qui la necessità – prosegue Maria Antonietta Grosso – di creare le condizioni per diagnosi precoci, per supportare genitori che possono trovarsi in difficoltà nelle terapie, per sostenere gli stessi insegnanti che hanno bisogno della collaborazione non occasionale di specialisti e terapeuti e, soprattutto, per tradurre in pratica un impegno delle istituzioni che si richiami alla qualità della vita per le persone autistiche e che favorisca la formazione di operatori qualificati. Un grazie alle tante associazioni di volontariato impegnate nel recupero sociale dei disabili autistici e che ci invitano ad assunzioni di responsabilità imprescindibili, come Ente Locale, se davvero vogliamo stare dalla parte dei cittadini".

 

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