DIVERSABILITÀ. Sordocecità quale disabilità unica: presentata proposta di legge

Riconoscimento della sordocecità quale disabilità unica: questo l’obiettivo della proposta di legge presentata oggi dalla Lega del Filo d’Oro per riconoscere la sordocecità nel quadro legislativo italiano e migliorare in questo modo l’autonomia e la qualità di vita dei sordociechi. La proposta di legge si inserisce nel quadro di un percorso che ha visto l’approvazione di una specifica risoluzione del Parlamento Europeo e l’inserimento nel Codice della strada italiano di un specifico comma, che regola il comportamento degli automobilisti nei confronti dei sordociechi, riconoscibili per l’uso del bastone bianco e rosso. La proposta è stata illustrata oggi nella sala stampa della Camera dei Deputati da Mario Trapanese, presidente della Lega del Filo d’Oro, e dal segretario della onlus Rossano Bartoli, dal presidente del Comitato delle persone sordocieche Francesco Mercurio, dal presidente del Comitato dei familiari delle persone sordocieche Rosa Francioli e dal testimonial Renzo Arbore.

La proposta di legge intende perseguire il riconoscimento della sordocecità quale disabilità unica e specifica, come è stato previsto dalla "Dichiarazione scritta sui diritti delle persone sordocieche" approvata il 12 aprile 2004 dal Parlamento Europeo. La sordocecità, sottolinea la lega del Filo d’Oro (che da oltre 40 anni è impegnata nella riabilitazione, nell’educazione e nell’assistenza delle persone sordocieche), è la combinazione di una minorazione visiva e uditiva, totale o parziale: nella maggior parte dei casi le persone sordocieche non presentano una perdita totale della vista o dell’udito ma conservano un residuo visivo e/o uditivo. La proposta di legge intende colmare un vuoto legislativo: il riconoscimento è la condizione essenziale per programmare servizi e interventi adeguati. La proposta si articola su sei articoli di legge. "La presente legge – è scritto nell’art. 1 – è volta al riconoscimento della sordocecità come disabilità specifica e unica, distinta dalla somma delle disabilità sordità e cecità che la compongono, sulla base degli indirizzi contenuti nella Dichiarazione del Parlamento Europeo del 12 aprile 2004". L’art. 2 stabilisce che "si definiscono sordocieche le persone affette da minorazione totale o parziale combinata della vista e dell’udito, sia congenita che acquisita che comporta difficoltà nell’autonomia personale, nell’orientamento e nella mobilità, nell’accesso all’informazione e alla comunicazione". Nella proposta di legge si stabilisce inoltre che l’accertamento della sordocecità "è effettuato dalle ASL mediante un’unica commissione medica che valuta la disabilità multipla".

"La proposta di legge è stata elaborata con la collaborazione delle persone sordocieche e dei familiari ed è in linea con l’orientamento del Parlamento Europeo": questo il commento del presidente della Lega del Filo d’Oro Mario Trapanese. Le due motivazioni di fondo che stanno alla base della richiesta sono il riconoscimento della propria identità e l’identificazione di servizi specifici: "il riconoscimento della sordocecità – ha detto Francesco Mercurio, presidente del Comitato delle persone sordocieche – rende più semplice definire i servizi che possono essere erogati". E Renzo Arbore, storico testimonial dell’associazione, ha sottolineato come negli anni di attività dell’associazione "quello che ho visto sono progressi dovuti a caparbietà, passione e serietà".

A oggi in Italia non si dispone di dati completi sulla disabilità e in tema di sordocecità la Lega del Filo d’Oro parla di alcune decine di migliaia di persone. Secondo quanto emerge dalle ricerche condotte in alcuni paesi europei, il 14% delle persone sordocieche nasce con questa disabilità o lo diventa nei primissimi anni di vita; il 35% nasce sordo e perde la vista nel corso della vita; il 6% nasce cieco e perde l’udito nel corso della vita; il 45% diventa sordocieco nel corso della vita o in età anziana. Si tratta, afferma la Lega del Filo d’Oro, di una popolazione che "presenta un elevato rischio di isolamento" per la sua dispersione territoriale e soprattutto per le difficoltà nella comunicazione e nell’accesso alle informazioni.

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