Digitale terrestre, Ue condanna gli aiuti ai decoder

BRUXELLES. La Commissione europea ha bocciato gli aiuti ai decoder terrestri decisi dal governo Berlusconi nel 2004 e 2005 perché "falsavano la concorrenza escludendo la televisione via satellite". Ma ha dato il via libera agli aiuti concessi nel 2006 ai consumatori sardi e valdostani, poiché riguardano tutti i decoder, "quale che sia la piattaforma di trasmissione".

Le misure riguardano i contributi pubblici di 150 euro nel 2004 e di 70 euro nel 2005 destinati direttamente a chi ha acquistato decoder che captano i programmi trasmessi con la tecnologia digitale terrestre. Un pacchetto del valore di 220 milioni di euro che, secondo Bruxelles, ha garantito un vantaggio netto alle emittenti televisive terrestri e agli operatori terrestri di rete che offrono servizi a pagamento.
Rai, Mediaset, La7 (Telecom) e Fastweb hanno in sostanza goduto della creazione di un mercato più ampio grazie al quale hanno fornito nuovi servizi a pagamento "a costi bassi".

La vertenza in sede europea, aperta formalmente il 21 dicembre del 2005, è nata dopo la denuncia alcuni operatori televisivi, fra i quali Sky Italia, controllata dalla News corporation di Rupert Murdoch.

"Gli aiuti pubblici destinati a raggiungere questi obiettivi possono essere concessi se conformi alle regole sugli aiuti di stato. Al contrario, non è disposta ad accettarli se falsano indebitamente la concorrenza tra le piattaforme di trasmissione", ha commentato il commissario alla Concorrenza Neelie Kroes.

La Commissione europea ha salvato gli incentivi agli utenti valdostani e sardi per il 2006, giudicati compatibili con norme comunitarie perchè hanno uno scopo di "interesse comune", cioè lo sviluppo della tecnologia digitale in zone in cui esistono un problema di coesione sociale e particolarità geografiche. Bruxelles ritiene che nelle due regioni senza i contributi pubblici il settore digitale non decollerebbe. La scampano i produttori di decoder: la commissione ritiene non abbiano goduto un "vantaggio particolare e specifico" per cui l’aiuto non comporta discriminazione alcuna.

Il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) esprime la propria soddisfazione per la decisione dell’Ue di chiedere il rimborso direttamente alle reti TV che hanno beneficiato degli aiuti anziché, come prevedeva un’altra ipotesi avanzata dal Ministro Gentiloni, ai soli rivenditori di decoder. Anzi, secondo l’associazione, la richiesta di rimborso dovrebbe essere estesa anche ai produttori di decoder.

"Per anni abbiamo protestato e presentato ricorsi – dichiara Francesco Luongo, responsabile del Dipartimento TLC del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) – contro i regali dello Stato alle reti TV e ai produttori di decoder per il DTT (contributi statali pari a circa 220 milioni di euro in due anni). Ora, finalmente l’Unione Europea ha attuato una concreta azione contro lo scandalo della legge Gasparri. Quest’ultima garantiva, infatti, sulla nuova tv digitale terrestre un nuovo monopolio (Rai, Mediaset e La7), alla faccia del pluralismo tanto sbandierato dall’ex ministro Gasparri".

Ora la parola passerà da Bruxelles al governo italiano, che dovrà stabilire l’ammontare dei rimborsi per ogni singolo soggetto su cui cade la condanna. "Ci auguriamo – conclude Luongo – che il governo individui correttamente i meccanismi di finanziamento e le aziende che maggiormente hanno goduto dei privilegi concessi illecitamente da Gasparri".

"Abbiamo sempre sostenuto l’illegittimità di un incentivo che alterava la concorrenza digitale/satellitare e che soprattutto trasformava un’innovazione tecnologica in un onere a carico della collettività e a favore delle emittenti che ne beneficiavano. Ora, per affrontare la questione rimborsi, il Governo apra un tavolo ascoltando le proposte che vengono dagli utenti".
E’ questo il commento del Presidente dell’Adoc, Carlo Pileri che lancia la proposta "quando avverrà il passaggio al digitale terrestre e i programmi saranno visibili solo tramite decoder, il Governo si impegni a garantire gratuitamente questo mezzo a chi già paga il canone, ovvero una tassa di possesso sulla tv. Per chi lo ha già pagato invece, si studino misure adeguate di rimborso".

Intanto Mediaset annuncia che ricorrerà in tutte le sedi "contro l’ipotesi che siano i broadcaster italiani a rimborsare le sovvenzioni ai decoder giudicate irregolari dalla Commissione europea". "I contributi in questione – sottolinea l’azienda – hanno certamente assicurato vantaggi ai consumatori ma non hanno avuto alcun beneficio sul conto economico delle società, a cui non può quindi essere richiesta alcuna restituzione. Non a caso non era mai successo che la Commissione europea imponesse restituzioni a soggetti che non hanno beneficiato né direttamente né indirettamente di presunti aiuti di Stato"."Il fatto che, contro ogni precedente, la Commissione europea chieda ora questa restituzione, accogliendo le richieste dell’operatore satellitare che hanno dato il via a tutta la vicenda – prosegue il Gruppo – costituisce un vantaggio competitivo per la piattaforma satellitare che opera in Italia in regime di monopolio". "Nel merito – conclude Mediaset – riteniamo che la decisione della Commissione europea sia destituita di ogni fondamento, quanto agli aspetti formali sottolineiamo che il provvedimento odierno rappresenta solo l’inizio di un iter complesso e articolato che comprenderà vari gradi di giudizio in ambito sia comunitario sia nazionale".

 

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