Dimissioni di Prodi: i 281 giorni di Governo

Ieri sera il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha rassegnato le sue dimissioni al Presidente della Repubblica. Il motivo? Il Senato, dove il Governo non gode di un’ampia maggioranza, ha bocciato la mozione dell’Unione sul rifinanziamento della missione in Afghanistan.

Le dimissioni erano obbligatorie? L’art. 94 comma 4° della Costituzione prevede che "Il voto contrario di una o di entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa l’obbligo di dimissioni", ma senza dubbio il voto contrario su una proposta che il Governo ritiene essenziale per l’esecuzione del proprio programma (quello stesso programma che le Camere hanno approvato con la fiducia iniziale), o più voti contrari a varie proposte riprodotti nel tempo, possono essere interpretati come chiaro segno di sfiducia.
Le dimissioni del Governo in caso di crisi sono obbligatorie quando vi è la formale sfiducia da parte delle Camere. Sono invece facoltative quando si sono verificati dei cambiamenti nei rapporti con il Parlamento e soprattutto con i partiti che appoggiano il Governo i cui componenti costituiscono la maggioranza parlamentare che appoggia, o meglio, appoggiava, il Governo. Vi è poi una particolare forma di dimissione che è detta di rito, e si ha quando viene eletto il nuovo Presidente della Repubblica.

Stamattina il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha dato il via libera alle consultazioni. Infatti, una volta che il Governo ha rassegnato le proprie dimissioni al Presidente della Repubblica (dimissioni che possono essere respinte e che quando vengono accettate sono accolte con riserva), lo stesso Governo dimissionario rimane comunque in carica fin tanto che non c’è il giuramento del nuovo, anche se naturalmente con poteri ridotti dovendo occuparsi soltanto degli affari di ordinaria amministrazione e mancando del potere fondamentale tipico dell’esecutivo, ossia quello di direzione politica. Con la perdita del potere di indirizzo e di direzione, e con la fine dell’obbligo di attuare il programma per cui aveva ottenuto la fiducia dal Parlamento, il Governo dimissionario potrà compiere tutti gli atti di esecuzione delle leggi vigenti, ma dovrà astenersi da tutti quegli atti discrezionali che possono essere rinviati alla gestione del successivo Governo.

A cosa servono le consultazioni del Presidente della Repubblica? Le consultazioni del Presidente della Repubblicano mirano ad ottenere pareri ed informazioni per la nomina del Presidente del Consiglio incaricato. Il compito del Presidente della Repubblica, a causa di un sistema pluripartitico con una scarsa omogeneità politica, è apparso a volte lungo, estenuante e spesso poco chiaro ai non addetti ai lavori. Infatti, il ruolo arbitrale del Presidente della Repubblica può essere messo in discussione qualora siano esprimibili più maggioranze all’interno del parlamento. La prassi costituzionale ha razionalizzato le audizioni al Quirinale, escludendo alcune personalità ormai al di fuori del gioco politico (gli ex Presidenti del Consiglio, gli ex Presidenti delle Camere e dell’Assemblea Costituente), ammettendo solo gli ex Presidenti della Repubblica, le delegazioni dei partiti (in ordine crescente di consenso elettorale ), i rappresentanti del mondo imprenditoriale e del lavoro qualora sia ritenuto utile. Le delegazioni dei partiti possono presentare una rosa di candidati per la carica istituzionale o una candidatura secca. Spesso il Presidente della Repubblica ha conferito al Presidente del Consiglio uscente il reincarico, qualora tale soluzione fosse stata ritenuta utile per una felice conclusione, o gli ha affidato il mandato dopo il fallimento esperito da altre personalità politiche.

Come si risolve la crisi? Se la situazione politica appare di difficile soluzione, il Presidente, per rendere più manifesti gli intendimenti dei singoli partiti, può affidare ad una personalità istituzionale ( alternativamente i Presidenti delle due Camere ) il mandato esplorativo. Il Presidente del Consiglio incaricato accetta la nomina con riserva (in caso contrario può esprimere una rinuncia immediata) e, tramite l’ampio mandato appena ricevuto, inizia a costituire la compagine ministeriale. Sempre rimanendo a stretto contatto con il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dà inizio ad una serie di consultazioni ristrette alle forze politiche. Se queste consultazioni si concludono positivamente, il Presidente del Consiglio scioglie la riserva, controfirma l’atto di nomina presidenziale, quello di nomina dei singoli ministri e quello di accettazione delle dimissioni del Governo uscente. L’iter della formazione del governo, dopo la cerimonia del giuramento al Quirinale, si concluderà con le dichiarazioni programmatiche del Governo dinanzi al parlamento per ottenere la fiducia. Se invece l’incaricato scioglierà la riserva negativamente, il Capo dello Stato riaprirà le consultazioni, affidando l’incarico ad altri. Qualora persista l’impossibilità di costituire un esecutivo sorretto da una maggioranza parlamentare, il Presidente della Repubblica può rinviare dinanzi alle Camere il governo dimissionario ( non per voto parlamentare) o sciogliere la legislatura, demandando al corpo elettorale la risoluzione della questione.

Approfondimento – PDF: I 281 giorni del Governo Prodi

 

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