E-COMMERCE. Rapporto 2007 dell’ECC-Net: ancora guai e insidie nella rete

BRUXELLES – L’E-commerce è ancora sinonimo di guai e fregature per i consumatori europei. Stando al rapporto presentato oggi a Bruxelles, il 56% delle lamentele raccolte nel 2007 dai 27 Centri europei dei consumatori ha origine nell’acquisto di prodotti on line. Le cifre sono impressionanti: su quasi 20 mila casi di problematiche relative ad acquisti transfrontalieri, 11 mila fanno riferimento a prodotti acquistati con metodi telematici.

Dal rapporto emergono luci e ombre di questo particolare settore emergente: se da una parte i consumatori sono più informati ed esigenti, più capaci di valutare criticamente il contratto e le sue condizioni, il bene e le sue qualità, più consci di avere diritti strumenti per farli valere, dall’altra l’incremento degli scambi transfrontalieri ha aumentato in senso assoluto i casi di disservizio, frode o inadempimento da parte del fornitore: in una parola più reclami e più richieste di assistenza.

Generalmente, nel 50% dei casi il motivo di insoddisfazione nasce dai tempi di consegna della merce. I numeri parlano chiaro: su 100 lamentele di questo tipo, nell’88% dei casi i consumatori non hanno mai ricevuto il prodotto. Ma non basta. Nel 30% delle volte, se non ci sono stati problemi con la tempistica, quello che ricevuto è un prodotto le cui caratteristiche non corrispondono a quelle del prodotto scelto. O ancora peggio, nel 55% dei casi il consumatore si lamentanta perchè ha ricevuto un prodotto difettoso. Non va meglio per quanto riguarda il periodo di "ripensamento" durante il quale è possibile esercitare il diritto di recesso o le modalità di restituzione delle merci e di rimborso.

I prodotti elettronici rappresentano i beni di consumo che, se acquistati on line, danno più problemi. Il 34% delle lamentele raccolte dai Centri Europei dei consumatori fanno riferimenti a macchine fotografiche, computer, televisioni e lettori di musica. Non va meglio a chi sceglie di comprare on line i biglietti di concerti o eventi sportivi.

Per quanto riguarda l’origine, la Germania è il paese da cui proviene il maggior numero di prodotti che hanno creato problemi ai consumatori. Seguita da Francia e Gran Bretagna.

I dati però non devono impressionare, perché questi sono anche i paesi in cui l’e-commerce è particolarmente sviluppato. L’Italia si trova al 13 posto.

Da noi l’e-commerce è all’asilo. Il 3 giugno si sono festeggiati i primi dieci anni di e-commerce italiani: nel 2008 gli acquirenti hanno toccato quota 5,2 milioni, contro i 4,7 milioni del 2007, ma crescono a ritmi inferiori rispetto a quelli di Paesi vicini. Due le cause principali: la prima deriva dal fatto che gli italiani restano sospettosi e temono per i dati della carta di credito o di ricevere un cattivo servizio. La seconda invece è legata alla qualità dell’offerta: le aziende sono restie a mettere online la propria merce.

Stando ai dati forniti dalla Commissione Ue, i consumatori che fanno acquisti online all’estero sono solo una piccola percentuale (6%). Si muovono prevalentemente nei paesi limitrofi, il che è da ricondurre in buona parte dovuto alle affinità linguistiche, culturali e alla vicinanza territoriale.

Il rapporto è consultabile qui:

http://www.eccbelgie.be/upload/downloads/ECC%20E-commerce%20report_2007(1).pdf

 

 

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