E-Family: il 60% è digitale

Banda larga a tariffa fissa, pc portatili, fotocamere digitali, nuove stampanti multifunzione e cellulari di terza generazione Umts insieme a lettori mp3, dvd e masterizzatori: le famiglie digitali italiane sono quasi il 60% della popolazione. Fra i fattori che spingono alla diffusione delle piattaforme tecnologiche vi sono la presenza di figli in età scolastica, il livello di istruzione e l’attività lavorativa dei componenti familiari. Sull’opposto versante c’è però un 40% della popolazione italiana che continua a rimanere indietro, segnata da fenomeni di digital divide e di divario tecnologico: sono soprattutto anziani, casalinghe e persone che non conoscono l’inglese – il cui livello di conoscenza è però bassissimo anche nelle fasce di popolazione con titolo di studio e professione elevati. Questa in sintesi la fotografia del Rapporto e-Family 2007, presentato oggi a Roma da Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici e da ANIE (Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche).

I numeri restituiscono un panorama quanto mai vario. Nel 2006 nelle case degli italiani è avvenuto il boom dei collegamenti a banda larga e a tariffa fissa, passati da 1,5 a 3,7 milioni. Ci sono circa 2,5 milioni di nuovi personal computer: si tratta soprattutto di acquisti destinati a sostituire tecnologie diventate obsolete o secondi e terzi pc domestici. E mentre segna il passo la diffusione del pc domestico, si tratta soprattutto di portatili: la loro diffusione è infatti quasi raddoppiata negli ultimi due anni. Ci sono 5 milioni di nuovi utenti di cellulari di terza generazione Umts e l’Italia si conferma prima al mondo per telefonia mobile. Nelle case delle famiglie attente all’evoluzione tecnologica si contano 1,3 milioni di nuove fotocamere digitali e, per quanto riguarda i televisori LCD, 1,9 milioni di nuovi schermi di medio-grande formato. Sono circa 800.000 le nuove stampanti multifunzione. E la diffusione dei lettori portatili di musica digitale è passata in due anni dal 4% al 24% delle famiglie.

Gli utilizzatori di piattaforme digitali in casa sono dunque in aumento, con veri e propri boom soprattutto per quanto riguarda gli utenti di broadband e di lettori mp3. Nel 2006, per la prima volta il numero delle famiglie in cui c’è almeno un utente di Internet ha superato il 50% e si è attestato intorno a 11,6 milioni. In valori assoluti, il numero di utenti frequenti di Internet (quelli presi in considerazione dallo studio, che ha escluso coloro che si collegano raramente) è pari a circa 17,7 milioni di persone. Ma con un dato – ha sottolineato Giancarlo Lizzeri, amministratore delegato di Niche Consulting, illustrando i dati del Rapporto – tutto italiano e che non ha paragoni nel mondo: il 54% degli utenti si collega a Internet solo da casa, a fronte del 21,7% che si collega a casa e fuori casa, e del 24,2 % che invece si collega solo da fuori. Oltre l’80% degli studenti che naviga in Internet lo fa solo da casa. Mentre cresce il tempo medio di uso di Internet: dai 34 minuti del 2005 a quasi 40 minuti al giorno nel 2006.

Nel 2006 i collegamenti a banda larga sono diventati il 60% dei collegamenti complessivi Internet da casa. Le famiglie che dispongono di una piattaforma informatica hanno inoltre un forte interesse per una offerta unificata di tutti i servizi tecnologici legati alla convergenza (telefonia fissa, banda larga, telefonia mobile, televisione a pagamento). La telefonia mobile pone l’Italia ai vertici internazionali: il numero di coloro che possiedono telefonini di ultima generazione è infatti più che raddoppiato nel giro di un anno anche se l’uso effettivo dei nuovi servizi si diffonde più lentamente. Di rilievo anche la spesa media annuale della famiglia per i servizi di telefonia: circa mille euro fra telefono fisso e mobile.

L’altro aspetto è rappresentato però dal divario digitale. In questo caso, il Mezzogiorno è quasi allineato al centro nord, mentre si pongono su passi simili anche città e comuni più piccoli. La componente femminile è in fase di recupero nell’uso delle tecnologie. Il ritardo digitale interessa dunque soprattutto casalinghe e anziani. I due fattori cruciali del divario tecnologico sono rappresentati da età e conoscenza dell’inglese: la distanza fra giovani e anziani rappresenta il discrimine principale soprattutto nell’uso di pc (54% della popolazione fra 10 e 44 anni a fronte del 6% oltre 64 anni), di internet (35% contro 3%) e di broadband (22% contro 2%). L’altro fattore critico è la scarsa conoscenza dell’inglese: il 66% dichiara infatti di avere una "conoscenza zero" dell’inglese (a fronte del 3% che dichiara di avere conoscenza ottima, dell’8% buona, del 15% discreta e dell’8% scarsa). Il dato, analizzato per fasce d’età, indica che solo il 26% di coloro che hanno fra 18 e 24 anni dichiarano una conoscenza complessivamente buona o ottima dell’inglese. Altrettanto lacunoso il dato riferito alla fasce di popolazione con titolo di studio e professione elevati: la combinazione delle voci "conoscenza buona" e "conoscenza ottima" dell’inglese riguarda complessivamente solo il 33% dei laureati, il 32% dei dirigenti, il 22% dei liberi professionisti e il 10% degli imprenditori.

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