ECONOMIA. Assemblea Unioncamere: tra passato, presente e le sfide per il futuro

Ascoltare la relazione tenuta questa mattina dal Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, in occasione della 133° Assemblea dei presidenti delle Camere di Commercio è stato come ripercorrere la storia d’Italia e con essa del sistema delle Camere di Commercio. Nell’anno delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia non poteva, infatti, mancare un cenno storico e l’evoluzione del sistema camerale che trova le sue origini poco dopo l’Unità, nel 1862, quando la legge parlava delle CCIAA come l’istituzione cui spettava il compito di promuovere l’istruzione tecnica insieme a quello più arduo – e contemporaneo – di dare sostegno ai prodotti italiani nel mondo. Nel 1862, come oggi, il sistema camerale nonché il sistema Paese hanno dovuto sempre fare i conti con una "questione meridionale" che non si è mai risolta anzi con il passar del tempo si è ampliata: all’epoca dell’Unità d’Italia il reddito pro capite del Sud era in media di circa il 20% inferiore a quello del nord. Oggi quel divario sfiora il 50%. E anche nel bilancio tracciato oggi nella Relazione si è parlato di "diverse velocità" delle province concludendo che l’Italia resterà fortemente divisa in due con tutte le province del Meridione destinate ad occupare le posizioni finali della graduatoria per ricchezza prodotta dagli italiani.

Tralasciando il nodo irrisolto del Meridione che Dardanello non esita a definire anche e soprattutto "una riserva di futuro" (basta dare segnali di trasparenza e legalità), secondo Unioncamere nel 2011 aumenta la ricchezza prodotta dagli italiani che si attesta attorno ai 23.500 euro di valore aggiunto che, a lordo dell’inflazione, significa 570 euro in più rispetto al 2010. A fare la differenza in termini di crescita del valore aggiunto in molte province italiane è l’export e la più o meno marcata propensione dei diversi territori alle vendite sui mercati internazionali.

Nella relazione non è mancato un cenno alla crisi e al ruolo svolto dal tessuto produttivo: "Senza aiuti esterni, le aziende hanno continuato a puntare sull’innovazione, sul design, sul marchio, sull’eco- sostenibilità" ha detto Dardanello. Tuttavia a pesare negativamente è la stagnazione dei consumi delle famiglie: un nodo alla crescita e all’occupazione che va affrontato. Quanto al futuro, secondo Dardanello ciò che non è più tollerabile è vedere crescere il numero di giovani che non lavorano e non studiano perciò è necessario promuovere l’imprenditorialità creando un ponte tra le aule scolastiche e le aziende. In ultimo la burocrazia: servono – secondo il Presidente – poche regole ma buone: semplici, stabili, economiche, utili. Oggi non è così.

A cogliere l’invito sulla via della semplificazione amministrativa, il ministro Paolo Romani che, riconoscendo che la burocrazia costituisce il principale ostacolo all’attività imprenditoriale, ha detto che il Governo è impegnato su due fronti: la telematizzazione e la semplificazione. Il Ministro nel suo intervento ha ricordato anche una "battaglia" comune nel nome dell’accelerazione dei processi civili facendo cenno alla mediazione civile fortemente condivisa anche dalle Camere di Commercio cui da sempre va il merito di svolgere un’azione determinante nel settore delle conciliazioni.

di Valentina Corvino

 

 

 

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