ECONOMIA. Aumento tassi BCE, le AACC calcolano le stangate sui mutui

La decisione di ieri della Banca Centrale Europea di alzare dello 0,25% i tassi di interesse di riferimento dell’area euro ha provocato una serie di reazioni da parte delle Associazioni dei consumatori. Secondo Pietro Giordano, Segretario Generale Vicario Adiconsum, la decisione "avrà pesanti ripercussioni su famiglie e imprese, particolarmente quelle di piccole dimensioni". "Un riflesso negativo immediato si avrà sui mutui a tasso variabile che, fino alla prossima scadenza di aprile, vedranno aumentare il tasso complessivo di circa la stessa percentuale dello 0.25%. Tanto per dare un’indicazione – spiega Giordano – prendiamo ad esempio un mutuo a 30 anni di 100.000 euro, ipoteticamente acceso lo scorso anno, verrà gravato di un aumento di 13 euro al mese; per un totale complessivo a scadenza di circa 4.500 euro".

Adiconsum ribadisce che gli aumenti dei tassi avranno anche effetti negativi su prezzi e tariffe, anche dei beni di prima necessità. "Diventa così indispensabile operare per una riforma fiscale che tagli la tassazione sui redditi da lavoro dipendente e la pensione e aumenti la tassazione sulle speculazioni e sulle transazioni finanziarie, continuando a colpire l’evasione fiscale, solo così, si libereranno le risorse finanziarie delle famiglie evitando la depressione dei consumi in atto. Le banche – conclude Adiconsum – dal canto loro evitino dividendi faraonici e mantengano le condizioni attuali applicate alla clientela. Espletando il ruolo sociale di impresa che in questo paese tarda ad affermarsi".

Il Codacons calcola una stangata per le famiglie italiane che stanno pagando un mutuo a tasso variabile, mediamente pari a 204 euro all’anno, 17 euro al mese. "L’aumento del tasso di riferimento ed il conseguente aumento del costo dei mutui metterà in difficoltà con il pagamento delle rate almeno 30.000 famiglie che attualmente riescono ad onorare ancora i loro debiti – scrive il Codacons – Insomma, è la fine di un periodo positivo per le famiglie che avevano contratto mutui a tasso variabile". Per il Codacons si tratta di "una misura che la BCE è stata costretta a prendere per colpa dei Governi europei che non hanno preso misure antinflazionistiche di politica fiscale, demandando alla sola politica monetaria il controllo dei prezzi. In tal senso è esemplare il tempismo del Governo italiano che ha appena fatto scattare l’aumento delle accise sulle benzina, ossia ha aumentato, tra tutte le tasse possibili, quella che più di ogni altra ha effetti moltiplicativi sui prezzi e sul costo della merce trasportata. Un atto irresponsabile".

Per questo il Codacons chiede al Ministro Tremonti due cose: ritirare il provvedimento di aumento delle accise e rivedere immediatamente il Decreto 21 giugno 2010, n. 132, ampliando le condizioni necessarie per poter sospendere il pagamento delle rate, a cominciare da quella di aver avuto un aumento di rata mensile di almeno il 20%.

Secondo Federconsumatori e Adusbef l’innalzamento dei tassi avrà ricadute su circa 2,3 milioni di famiglie che, ascoltando i cattivi consigli delle banche, si sono indebitate a tasso variabile, invece degli irripetibili tassi fissi. Ecco alcuni calcoli: "Le rate dei mutui indicizzati subiranno una maggiorazione di 11 euro al mese (132 euro l’anno) per un mutuo decennale di 100.000 euro a tasso variabile, che passa dal 2 al 2,25% e con il costo della rata mensile, che passa da 920 a 931 euro. Maggiori oneri per un mutuo di 100.000 euro di durata ventennale che passa da 506 euro al mese a 518, con un aumento di 12 euro mensili (144 euro l’anno)".

"Una maggiore stangata – calcolano le Associazioni – subiscono i mutuatari con prestiti da 200.000 euro a 10 anni, che prestando fede alle sirene delle banche, sono stati indotti ad indebitarsi a tasso variabile, con i ratei che passano da 1.840 euro mensili a 1.862 (+22 euro al mese,+ 264 euro annui). Stangata doppia per un mutuo ventennale di 200.000 euro con la rata mensile che passa da 1.012 euro a 1.036 euro (+24 euro mensili che fanno + 288 euro l’anno). L’aumento dei tassi dello 0,25% comporterà maggiori oneri per rinnovare lo stock del debito pubblico, pari a 281 miliardi di euro in scadenza nel 2011, rispettivamente 125,982 miliardi di euro in Bot; 87,785 in Btp; 30,048 in Cct; 37,301 miliardi in Ctz, con un aggravio di 550 milioni di euro fino al 31 dicembre 2011".

Adusbef e Federconsumatori, nel ricordare il divario insopportabile tra gli elevatissimi costi dei conti correnti italiani (ben 295 euro) ed i costi di gestione dei conti correnti europei (114 euro della media Ue a 27), che si traduce in 4,2 miliardi di euro l’anno di spese aggiuntive per i cpnsumatori italiani, riterranno inaccettabile ed illegale, qualsiasi manovra di maggiorazione speculativa che dovesse essere eseguita su tassi, mutui e prestiti erogati dalle banche.

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