ECONOMIA. BCE alza ancora i tassi, all’1,5% il principale

Nuovo rialzo dei tassi di interesse dell’area euro. Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, riunitosi oggi, ha deciso di innalzare di 25 punti base i 3 tassi di riferimento dell’area euro. Così a partire dal 13 luglio 2011 il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema passa all’1,50%, il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale passa al 2,25% e il tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale diventa dello 0,75%.

Il Presidente della BCE Jean-Claude Trichet ha spiegato in conferenza stampa che il rialzo dei tassi deciso oggi è "reso necessario dai rischi in aumento per la stabilità dei prezzi"; la BCE monitorerà "molto da vicino" gli sviluppi inflazionistici. Trichet ha spiegato che nonostante la decelerazione della crescita dell’area euro "resta una spinta positiva" sulle economie dei diciassette Paesi dell’area euro.

L’aumento dei tassi deciso dalla Bce "avrà ricadute su circa 2,3 milioni di famiglie" che si sono indebitate a tasso variabile. E’ quanto affermano, in una nota, Federconsumatori e Adusbef , secondo cui "le rate dei mutui indicizzati subiranno una maggiorazione di 11 euro al mese (132 euro l’anno) per un mutuo decennale di 100.000 euro a tasso variabile, che passa dal 2,75 al 3,00 per cento, con il costo della rata mensile che passa da 954 a 965 euro". Maggiori oneri anche per un mutuo di 100.000 euro di durata ventennale "che passa da 542 euro al mese a 554, con un aumento di 12 euro mensili (144 euro l’anno). Se la durata è trentennale, si passa da una rata di 408 a 421 euro mese (+ 156 euro l’anno)".

Aumenti ancora più pesanti per i prestiti da 200.000 euro a 10 anni a tasso variabile: "Le loro rate passano da 1.908 euro mensili a 1.930 (+22 euro al mese, +264 euro annui) nella migliore delle ipotesi". Per un mutuo trentennale di 200.000 euro "la rata mensile passa da 816 euro a 842 euro (+26 euro mensili, pari a + 312 euro l’anno)".

Secondo il Codacons l’aumento del tasso di riferimento "è il segno della fine di un periodo positivo per le famiglie che avevano contratto mutui a tasso variabile; per loro la stangata media sarà pari a 204 euro all’anno (17 euro al mese)". Per il Codacons "si tratta di una misura che la BCE è stata costretta a prendere per colpa di Governi come quello italiano che non solo non ha preso misure antinflazionistiche di politica fiscale, demandando alla sola politica monetaria il controllo dei prezzi, ma che addirittura sta incentivando il rialzo dell’inflazione con decisioni sciagurate come quella di aumentare le accise sui carburanti". L’Associazione invita il Governo a riabbassare le accise, anche in considerazione del fatto che i rialzi dei tassi non solo riducono gli investimenti e ritardano la crescita, ma hanno anche gravi conseguenze sull’onere del debito pubblico italiano che Tremonti dovrebbe avere interesse ad abbassare.

"Questa tensione al rialzo dei tassi sul medio e lungo termine avrà quasi sicuramente delle conseguenze lato tipologia della domanda di mutui da parte di privati e famiglie – commenta Stefano Rossini – Ad di Mutui Supermarket.it – La mia aspettativa è che l’aumento del tasso BCE spinga sempre più verso una ripresa della domanda dei mutui a tasso fisso rispetto ai mutui a tasso variabile (che nei primi 5 mesi del 2011 hanno spiegato circa il 60% delle richieste). Anche se la convenienza della rata a tasso variabile rispetto quella a tasso fisso oggi sia molto consistente (per un mutuo di 100.000 a 20 anni si parla di una rata mensile inferiore di circa il 20%, differenza fra 920 e 750 euro) e nonostante la conseguenza dell’aumento del tasso BCE di 0,25% si possa considerare di piccolo impatto (per un mutuo di 100.000 euro a 20 anni, la rata aumenta di appena 13 euro, passando da 536 a 549 euro), per molte famiglie la conferma della crescita attesa dei tassi variabili avrà un ruolo sempre più centrale nel momento della scelta del tasso del proprio mutuo".

Rossini sottolinea che "il tema della sostenibilità della rata nel tempo è diventato un punto di grande attenzione e le famiglie – grazie anche all’opera di educazione continua dei media – sono sempre più consapevoli dei rischi legati all’aumento tassi. Se si ipotizza nei prossimi 3-4 anni un aumento Euribor 1 mese del 2-3% (da circa l’1,6%, tasso Euribor 1 mese post rialzo tasso BCE, al 4,1%), una famiglia che accende oggi un mutuo a tasso variabile per 100.000 euro su 20 anni si ritroverebbe fra 3 anni con un rincaro della rata mensile di circa 110 euro (con la rata che passa da 550 euro a 660 euro), che su 1 anno equivarrebbe ad un aumento della spesa per il mutuo di oltre 1300 euro". "Perché la famiglia possa ottenere una rata a tasso fisso con lo stesso importo di una rata a tasso variabile – conclude Rossini – sarà necessario allora allungare la durata del mutuo o ridurre l’importo richiesto: questo è il costo della tranquillità e della sostenibilità certa della rata nel tempo."

 

 

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