ECONOMIA. BCE, l’Italia è il Paese dell’Euro con il debito pubblico più alto

Il rapporto debito pubblico-Pil dell’area dell’euro è diminuito nel 2006, riflettendo le riduzioni conseguite in gran parte dei Paesi, con le eccezioni rilevanti dell’Italia, divenuto il Paese con il più elevato debito, e del Portogallo. È quanto contenuto nel Rapporto annuale 2006 della BCE, che invita tutti i Paesi dell’Euro che ancora non hanno risanato i conti a non sovrastimare il ritmo del risanamento a causa delle entrate inattese, a non allentare la politica fiscale, procedendo anzi a una riforma strutturale e una riduzione della spesa

Secondo quanto si legge nel Rapporto della Banca Centrale Europea, infatti, sebbene ci sia stata un’evoluzione favorevole dei conti pubblici nell’area dell’euro, tale andamento è principalmente il risultato della forte crescita del Pil e di entrate inattese, e solo in piccola parte di un reale risanamento dei conti pubblici. In particolare, proprio in Italia e Portogallo, il disavanzo continua a superare ampiamente la soglia del 3% del Pil: "Nel caso dell’Italia, secondo le stime più recenti, – afferma la BCE – il disavanzo della pubblica amministrazione si è collocato al 4,4% del Pil, molto al di sotto del valore riportato nell’aggiornamento del Programma di stabilità. E se si escludono gli effetti che hanno temporaneamente innalzato il disavanzo quest’ultimo è pari al 2,4% del Pil".

Secondo la Banca Centrale, dunque, il disavanzo dell’Italia al 4,4% nello scorso anno è dovuto a uscite straordinarie, come la sentenza della Corte Ue sui rimborsi Iva sulle auto aziendali e la cancellazione dei crediti delle Ferrovie per il finanziamento dell’alta velocità. Per questo la Bce crede che nel 2007 l’Italia manterrà gli impegni presi grazie al pacchetto di risanamento varato con la legge Finanziaria per il 2007, "basato soprattutto su provvedimenti che aumentano le entrate e al venir meno di fattori temporanei avversi".

Intanto, secondo il presidente della BCE, Jean-Claude Trichet, la dinamica dei salari nei Paesi di Eurolandia mette sempre più a rischio la stabilità dei prezzi. "I rischi per la stabilità dei prezzi – scrive Trichet nella prefazione del Rapporto 2006 – hanno seguito ad essere chiaramente orientati verso l’alto nel corso del 2006", anche per la possibilità di nuovi rincari del petrolio. "Soprattutto in vista delle tornate di negoziazione salariale del 2007, gli accordi salariali dovrebbero tenere conto del livello di disoccupazione tuttora inaccettabilmente elevato in una serie di Paesi e delle loro attuali posizioni in termini di competitività di prezzo e degli andamenti della produttività del lavoro su base annua".

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