ECONOMIA. Confindustria, “Check up Mezzogiorno”: il Sud è ancora indietro

La crescita del Pil si è fermata, rallenta il processo di accumulazione, la domanda delle famiglie è più contenuta. Aumenta il divario Nord-Sud. Il Sud Italia continua infatti ad aumentare il divario col resto del Paese che, misurato in termini di PIL pro-capite rispetto al Centro-Nord, oltrepassa oggi i 42 punti percentuali. Ma non sono solo nubi, perché ci sono anche segnali positivi che provengono dal mondo delle imprese meridionali. È la fotografia scattata dal "Check up Mezzogiorno" di Confindustria, per la quale "di fronte alle forti difficoltà che la crisi economica e finanziaria sta producendo su scala internazionale, il Mezzogiorno si presenta ancora con il suo pesante fardello di problemi irrisolti. E se fino a qualche tempo fa uno scarso inserimento di questa parte del Paese nell’economia globale la teneva parzialmente al riparo dagli eventi negativi esterni, oggi la "protezione" derivante dall’isolamento è meno attiva e l’intreccio fra perduranti problemi strutturali e la crisi globale rende l’economia meridionale più fragile ed esposta". Nel confronto con gli altri paesi europei il reddito per abitante del Sud è superato non solamente da Spagna, Grecia e Portogallo, ma anche da alcuni Paesi di nuova adesione come Repubblica Ceca, Slovenia, Malta e Cipro.

Lo studio è curato dal Comitato Mezzogiorno di Confindustria e dall’IPI (Istituto per la Promozione Industriale). "La crescita del PIL si è fermata – osserva Cristiana Coppola, Vice Presidente di Confindustria – e con essa si assiste alla fine del lento processo di convergenza che aveva caratterizzato il Mezzogiorno nella seconda metà degli anni Novanta. Rallenta inoltre il processo di accumulazione, fino ad annullarsi per la componente più "industriale" degli investimenti in macchine ed attrezzature e, contemporaneamente, anche la domanda delle famiglie presenta una dinamica molto più contenuta rispetto al resto del Paese".

È ancora forte il flusso migratorio del Mezzogiorno, con il due per mille annuale della popolazione, mentre gli investimenti esteri stanno diminuendo ed è fermo il divario infrastrutturale. Ma qualche segnale positivo emerge dalle imprese meridionali: le medie imprese, rileva lo studio, mostrano nel periodo 1996-2005 indici di sviluppo nettamente più favorevoli per quanto riguarda fatturato, export e occupazione rispetto a quelle del Centro Nord, mentre le imprese medio-grandi fanno registrare una redditività non dissimile da quella delle imprese centro-settentrionali. E fra le aziende che esportano verso l’Africa settentrionale, per la prima volta le imprese meridionali sorpassano quelle del Centro Nord.

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