ECONOMIA. Dall’Ue arrivano nuove regole per la moneta elettronica

L’Europa sta andando sempre di più verso l’utilizzo della moneta elettronica, aprendo il suo mercato interno a nuovi operatori non necessariamente bancari. Venerdì scorso, infatti, il Parlamento europeo ha adottato il testo di compromesso negoziato con il Consiglio per una nuova direttiva che aggiorna le regole sull’emissione di moneta elettronica.

Per moneta elettronica si intende "qualsiasi valore monetario immagazzinato elettronicamente o magneticamente rappresentato da un credito nei confronti dell’emittente che sia emesso dietro ricevimento di fondi per effettuare operazioni di pagamento e accettato da persone fisiche o giuridiche diverse dall’emittente".

Secondo la nuova direttiva gli emittenti vengono divisi in categorie:

  • gli istituti creditizi, incluse, ai sensi del diritto nazionale, le succursali con sede nella Comunità degli istituti la cui sede principale si trova al di fuori della comunità;
  • gli istituti di moneta elettronica, incluse le succursali con sede nella Comunità degli istituti la cui sede principale si trova al di fuori della Comunità;
  • gli uffici postali autorizzati a emettere moneta elettronica a norma del diritto nazionale;
  • la Banca centrale europea e le banche centrali nazionali;
  • gli Stati membri o le rispettive autorità regionali e locali ove agiscano in quanto autorità pubbliche.

Per gli istituti di e-money valgono le stesse norme di vigilanza prudenziale applicate agli istituti di pagamento, quindi l’obbligo di presentazione di un piano aziendale che comprende una stima del bilancio, una descrizione dei dispositivi di governo societario e dei meccanismi di controllo interno, una descrizione dell’organizzazione strutturale e l’identità delle persone che detengono partecipazioni nel capitale, degli amministratori e delle persone responsabili della gestione.

La nuova direttiva ha ridotto il capitale iniziale da detenere al momento dell’autorizzazione da 1 milione di euro a 350.000 euro; questo agevolerà l’accesso al mercato. Inoltre per garantire la parità di trattamento tra gli istituti di e-money e gli altri istituti di pagamento, i primi, oltre all’emissione di moneta elettronica, saranno autorizzati a esercitare taluni servizi contemplati dalla direttiva sui servizi di pagamento. Non potranno però effettuare la raccolta di depositi o altri fondi rimborsabili dal pubblico.

Infine, vengono introdotte le procedure di reclamo e di ricorso extragiudiziali per la risoluzione delle controversie tra detentori e emittenti di moneta elettronica; queste procedure saranno identiche a quelle previste dalla direttiva sugli istituti di pagamento.

I consumatori potranno chiedere in qualsiasi momento il rimborso del denaro messo presso un fornitore. Il rimborso potrà essere pagante se la domanda è effettuata prima del termine del contratto o più di un anno dopo la scadenza del contratto. Sarà vietato il pagamento di interessi legati alla durata di ritenzione della valuta elettronica da parte di un operatore.

Secondo Gianni Pittella, presidente della Delegazione italiana del PSE, con questa nuova direttiva si migliorano gli standard dei servizi di pagamento. "L’auspicio è che con l’approvazione della direttiva l’utilizzo della moneta elettronica decolli una volta per tutte – ha detto Pittella – Gli attuali volumi di moneta elettronica sono bassi, soprattutto perché il numero di nuovi operatori entrati sul mercato dei pagamenti dopo l’adozione della direttiva nel 2000 è rimasto ben al di sotto delle aspettative. Dati sconfortanti dovuti anche al fatto che, nella maggior parte degli stati membri, la moneta elettronica non è ancora considerata un sostituto credibile del denaro liquido. Un trend – ha concluso l’eurodeputato – che va invertito nell’interesse dei consumatori e del sistema economico generale."

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