ECONOMIA. Direttiva Bolkstein, Altroconsumo e Adiconsum chiedono attenzione per i consumatori

Direttiva Bolkstein, necessaria una maggiore tutela del consumatore. Questo l’appello lanciato martedì nel corso dell’audizione presso le commissioni riunite Attività produttive e Politiche dell’Unione europea della Camera dalle associazioni Altroconsumo e Adiconsum. La proposta di direttiva sui servizi del mercato interno, meglio conosciuta come direttiva Bolkstein, contiene diverse misure che hanno l’obiettivo di arrivare ad una libera circolazione dei servizi. Tra le queste è presente anche il principio del Paese d’origine, secondo il quale un fornitore di servizi è soggetto soltanto alla legge del Paese nel quale ha sede legale e gli altri stati membri non possono limitare i servizi di un fornitore stabilito in un latro Stato membro.

Numerose le osservazioni formulate dalle associazioni, con Altroconsumo favorevole alla proposta di direttiva perché "l’eliminazione di ostacoli non giustificati alla libera circolazione dei servizi nel mercato interno favorirebbe la concorrenza e aumenterebbe la possibilità di scelta per i consumatori" e con l’Adiconsum che parla invece di direttiva "sbilanciata".
Le osservazioni di Altroconsumo sono concentrate in particolare su due aspetti della direttiva: il principio del Paese d’origine e i servizi di interesse generale. L’associazione di consumatori sul primo punto invoca regole chiare per lo stabilimento delle imprese in modo da evitare raggiri delle leggi del Paese dove il servizio viene fornito, che potrebbero essere compiuti da un fornitore di servizi occasionale, temporaneo o non ancora stabilito, soggetto alle leggi del suo Paese d’origine.

Per quanto riguarda i contratti conclusi dai consumatori si ritiene che i principi di diritto internazionale privato rimangano lo strumento più adeguato per individuare la legge applicabile ai rapporti non contrattuali tra fornitori di servizi e consumatori. Per i servizi di interesse generale – si legge nella nota di Altroconsumo – è necessario non intaccare il principio del servizio generale, e sulla sanità in particolare si teme che l’applicazione del principio della libera circolazione potrebbe avere effetti imprevedibili. Vanno quindi chiarite le disposizioni della direttiva che toccano questo importante settore, specialmente per quanto concerne le modalità di ricorso e la risoluzione delle controversie, in modo da renderle più agevoli per il consumatore. Altroconsumo si dichiara inoltre favorevole alla liberalizzazione dei servizi di interesse generale perché questa può favorire la concorrenza e dare quindi più scelta per i consumatori, ma – questo il monito dell’associazione – l’accesso ai servizi deve essere considerato una priorità. Indispensabile quindi che i consumatori ricevano le giuste tutele e condizioni contrattuali eque e corrette anche quando il mercato non lo consentisse.

L’Adiconsum reputa invece che la direttiva sia sbilanciata, portando il prestatore d’opera a godere quasi di una extraterritorialità e ritiene che sia necessario quindi un riequilibrio della proposta per dare più tutela ai destinatari del servizio. Analizzando i punti salienti della direttiva, l’Adiconsum suggerisce in particolare che all’articolo 16 sul principio del Paese d’origine venga disposto che il prestatore d’opera abbia sul territorio un recapito a o un rappresentante, all’articolo 22 sull’assistenza ai destinatari, si propone di prevedere la risoluzione delle controversie sul territorio in cui è svolto il servizio tramite le procedure e le strutture esistenti come le Camere di commercio e i giudici di pace, mentre all’articolo 28 con cui si disciplina la garanzia post-vendita facoltativa, si chiede di inserirne invece l’obbligatorietà. Non solo. L’Adiconsum all’articolo 32 sulla risoluzione delle controversie ritiene che la struttura per la gestione delle liti debba essere presente nel territorio dove viene svolto il servizio, all’articolo 35 sull’assistenza reciproca occorre invece prevedere l’inibizione a svolgere l’attività sul territorio per il professionista che abbia con comportamento illegale causato pregiudizio alla salute e alla sicurezza delle persone.

Nell’incontro, anche altre associazioni di categoria e sindacati, hanno lasciato a disposizione dei deputati le osservazioni sulla proposta di direttiva sui servizi nel mercato interno. Le parti sociali interpellate (Confai, Confcommercio, Confesercenti, Ueapme, Cna, Cia, Assoprofessioni, Confartigianato) con i dovuti distinguo, si sono dichiarate favorevoli agli obiettivi di fondo della direttiva, pur mettendone in risalto aspetti negativi e criticità, e interrogandosi sugli strumenti adottati per raggiungere le mete prefisse. Negativo invece il giudizio dell’ordine dei psicologi, mentre preoccupazione viene espressa dai sindacati Cgil-Cisl e Uil per quanto riguarda i diritti dei lavoratori e i servizi di interesse generale.

Comments are closed.