ECONOMIA. Draghi: “No a interferenze sul credito”

No a interferenze politico-amministrative sul credito. Valutazione delle banche. Esigenza che lo Stato saldi i debiti. Sono alcuni dei punti dell’intervento del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi che, in audizione alla Commissione Finanze della Camera, ha chiesto di evitare le interferenze politico-amministrative sul credito e dunque di evitare che con gli osservatori delle prefetture si arrivi a un "ruolo di pressione sulle banche che spinga ad allentare i criteri di sana e prudente gestione".

"E’ essenziale – ha detto – che l’analisi delle condizioni del credito a livello locale non sconfini in un ruolo di pressione sulle banche che spinga ad allentare il rispetto di criteri di sana e prudente gestione nella selezione della clientela". Per Draghi "la prova sollecitata dalla crisi è severa e richiede di saper essere bravi banchieri anche quando l’economia va male. Di fronte all’inevitabile peggioramento della qualità del credito, dovuta alla recessione, occorrono scelte lungimiranti: non basta tenere i conti in ordine. Un fermo sostegno ai clienti con buon merito di credito evita che una stretta creditizia eccessiva aggravi la recessione e quindi peggiori la posizione degli stessi clienti delle banche". Il Governatore ha inoltre sottolineato che lo Stato è debitore nei confronti delle imprese per un importo pari a 2,5 punti percentuali di Pil. Dunque, ha sottolineato, "un’accelerazione dei pagamenti darebbe sostegno alle imprese senza appesantire strutturalmente i conti pubblici".

Parte dai ritardi nei pagamenti il commento di Federconsumatori. "È certamente sconcertante – dichiara Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori – che vi siano gravi ritardi nei pagamenti di quanto dovuto dalle amministrazioni pubbliche alle imprese private". Per l’associazione è dunque giusto l’allarme lanciato da Draghi su questo problema. Allo stesso tempo, Federconsumatori chiede che vengano erogati i fondi del cinque per mille: "Queste risorse, che i cittadini direttamente hanno erogato già da due anni, attraverso la denuncia dei redditi, per un ammontare complessivo di 800 milioni di euro, non appartengono alle amministrazioni pubbliche, ma sono da loro trattenute – afferma l’associazione – In questo modo, ai limiti dell’appropriazione indebita, si vuole indebolire l’intero mondo delle associazioni di volontariato, che potrebbero non essere più in grado di erogare utili servizi alla cittadinanza".

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