ECONOMIA. Draghi: “Uscire dalla crisi significa ricostruire la fiducia”

"Dalla metà di marzo le tensioni sui mercati finanziari si sono allentate; le quotazioni di borsa, pur tra oscillazioni, si sono risollevate, tornando sui livelli di inizio anno; gli indicatori qualitativi dell’economia reale mostrano un’attenuazione delle spinte recessive. Sono segnali incoraggianti": è quanto ha detto oggi il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi nelle Considerazioni finali presentate all’assemblea ordinaria.

Draghi ha sottolineato la necessità di uscire dalla crisi ricostruendo la fiducia persa: "Queste considerazioni – ha detto concludendo il suo discorso – sono scritte in un periodo di crisi generale, che ha precipitato il mondo nella difficoltà forse più grave dalla metà del secolo passato. Occorre sanare la ferita che la crisi ha aperto nella fiducia collettiva: fiducia nei mercati, nei loro protagonisti, nel futuro di milioni di persone, nel contratto sociale che ci lega. Uscire dalla crisi significa ricostruire questa fiducia. Non con artifici, ma con la paziente, faticosa comprensione dell’accaduto e dei possibili scenari futuri; con l’azione conseguente. Molto è stato fatto. Non è il lavoro di un giorno. Molto resta ancora da fare: per ricreare posti di lavoro, per restituire vigore alle imprese, per riparare i mercati finanziari, per meritare la fiducia dei cittadini".

"La fiducia – ha concluso – non si ricostruisce con la falsa speranza, ma neanche senza speranza: uscire da questa crisi più forti è possibile".

Ma la crisi avrà forte ripercussioni in Italia. Draghi ha sottolineato che la crisi determinerà "una caduta del PIL di circa il 5 per cento quest’anno". Fra le misure adottate dalle imprese, oltre alla riorganizzazione di turni e orari, ai mancati rinnovi di contratti, ai licenziamenti, c’è il ricorso alla Cassa Integrazione: "I lavoratori in Cassa integrazione – ha detto Draghi – e coloro che cercano una occupazione sono già oggi intorno all’8,5 per cento della forza lavoro, una quota che potrebbe salire oltre il 10: proseguirebbe la decurtazione del reddito disponibile delle famiglie e dei loro consumi, nonostante la forte riduzione dell’inflazione. Gli interventi governativi a supporto delle famiglie meno abbienti e gli incentivi all’acquisto di beni durevoli stanno fornendo un temporaneo ausilio". Per Draghi il rischio "per la fase ciclica che attraversiamo è una forte riduzione dei consumi interni, a cui le imprese potrebbero reagire restringendo ancora i loro acquisti di beni capitali e di input produttivi".

Sul versante delle politiche anticrisi, il Governatore ha sottolineato che "un’azione credibile e rigorosa di riequilibrio dei conti pubblici, in un orizzonte temporale prestabilito, può permettere una politica economica più incisiva". La prima preoccupazione riguarda il rischio di "un ulteriore deterioramento del mercato del lavoro": "La crisi – ha spiegato Draghi – ha reso più evidenti manchevolezze di lunga data nel nostro sistema di protezione sociale. Esso rimane frammentato. Lavoratori altrimenti identici ricevono trattamenti diversi solo perché operano in un’impresa artigiana invece che in una più grande. Si stima che 1,6 milioni di lavoratori dipendenti e parasubordinati non abbiano diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento. Tra i lavoratori a tempo pieno del settore privato oltre 800.000, l’8 per cento dei potenziali beneficiari, hanno diritto a un’indennità inferiore a 500 euro al mese".

Per il Governatore, dunque, "un buon sistema di ammortizzatori sociali per chi cerca un nuovo lavoro, finanziariamente in equilibrio nell’arco del ciclo economico, attenua la preoccupazione dei lavoratori, sostiene i consumi, accresce la mobilità tra imprese e settori, favorisce la riallocazione delle competenze individuali verso gli impieghi più produttivi".

LINK: Banca d’Italia – Relazione annuale

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