ECONOMIA. Inflazione al 3,5%: tutti i commenti

L’Istat ha registrato un calo dell’inflazione che, secondo le stime provvisorie, si attesta al 3,5% a ottobre. Da qui scaturiscono le prese di posizione del mondo produttivo, di esercenti e agricoltori, che evidenziano rispettivamente il calo dei consumi e l’andamento ancora elevato di molti trend nei prezzi dei prodotti alimentari se confrontato con i prezzi agricoli. Mentre anche dai consumatori arriva la constatazione che si tratta di un tasso in calo in un contesto di "crollo dei consumi".

L’inflazione, ha detto il presidente della Confesercenti Marco Venturi, "scende e scenderà ancora, perchè gli italiani tirano la cinghia e l’economia è in caduta libera". Secondo le previsioni, afferma Venturi, potrebbe arrivare al 2,1% nel 2009: "Una discesa che si giustifica però con un calo dei consumi delle famiglie che resterà tale anche l’anno prossimo – commenta – Calano le materie prime, calano i prezzi alla produzione fino a quelli al dettaglio. Ma è un trend che nasconde la parola recessione. Ecco perché chiediamo al Governo interventi urgenti a sostegno delle famiglie, del lavoro, dei consumi".

Sul versante degli agricoltori, la Coldiretti sottolinea l’aumento del 32% della pasta a fronte di un costo del grano dimezzato: "E’ scandaloso – afferma Coldiretti – che il dimezzamento del prezzo del grano dall’inizio dell’anno oltre ad aver provocato una situazione drammatica nelle campagne dove non si riescono più a coprire i costi della coltivazione, non abbia portato alcun beneficio ai consumatori di pasta che continua ad aumentare in modo vertiginoso (+ 32%)". E’ quanto rileva l’organizzazione in occasione della divulgazione dei dati Istat sull’inflazione a ottobre, che evidenziano come con un aumento del  5,2%, l’andamento degli alimentari e delle bevande sia superiore alla media. Si stima dunque un aumento di spesa nel 2008 pari a circa 332 euro in più a famiglia.

La Cia-Confederazione italiana agricoltori evidenzia il contributo dell’agricoltura nella riduzione dell’inflazione. "Il netto calo dei prezzi sui campi registrati negli ultimi mesi ha contribuito a contrastare i rincari, visto che l’aumento tendenziale dei prezzi alimentari al consumo (anche se i livelli restano ancora elevati) è sceso, ad ottobre, al 5,2% rispetto al 5,8% del precedente mese di settembre – commenta la Cia – L’agricoltura italiana non è, quindi, la causa degli aumenti dei prodotti alimentari e non favorisce il trend inflazionistico. I prezzi agricoli alla produzione a settembre sono diminuiti del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2007. Cosa che, purtroppo, non si è avuta nei vari passaggi della filiera". Secondo la Cia dunque le flessioni delle quotazioni sui campi dovrebbero bloccare i listini sino alle vendite al dettaglio. Gli effetti positivi si cominciano però a intravedere nel settore del pane dove "l’aumento è sceso dall’8,6 al 5,7%".

Per il tasso di inflazione in calo non c’è da sorprendersi visto "il crollo dei consumi". È quanto commentano Adusbef e Federconsumatori per i quali "è gravissimo che i nostri osservatori continuino a registrare la lentezza di adeguamento dei prezzi petroliferi, oltre a prezzi fortemente speculativi e doppie velocità su beni primari quali pane e pasta, nonostante i forti decrementi del grano a livello internazionale. Quanto sta avvenendo – proseguono le due associazioni – è sicuramente effetto della drastica diminuzione dei consumi delle famiglie italiane, registrata soprattutto in questi ultimi mesi, alla luce della drammatica riduzione del potere di acquisto causato, da un lato, dall’inarrestabile aumento di prezzi e tariffe e, dall’altro, dalla disastrosa crisi finanziaria internazionale". Solo per gli aumenti di prezzi e tariffe le famiglie italiane, calcolano Adusbef e Federconsumatori, subiranno una perdita complessiva di 1.858 euro l’anno.

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