ECONOMIA. La manovra economica cancella l’Isae. L’appello dell’Istituto

Nella manovra finanziaria approvata due giorni fa dal Governo è prevista la soppressione dell’Isae, l’Istituto di studi e analisi economica, con conseguente riaccorpamento del suo personale nel Ministero dell’Economia o in altri enti di ricerca. L’Istituto ha lanciato un appello contro la soppressione di "uno tra i pochi istituti di ricerca pubblica indipendente nel campo dell’analisi economica e della valutazione delle politiche pubbliche".

Nell’appello l’Isae ricorda che proprio in un recente ECOFIN si è sottolineata l’importanza dell’esistenza di istituzioni indipendenti per il monitoraggio dell’intervento pubblico nell’economia. L’Istituto, oltre a godere di prestigio nazionale e internazionale presso la comunità scientifica, è anche il referente della Commissione Europea per l’elaborazione degli indicatori sul clima di fiducia delle famiglie e delle imprese italiane.

La maggior parte delle attività dell’Isae si basa su valutazioni tecniche e scientifiche che richiedono terzietà rispetto all’attività di Governo. Allora perché trasferire queste funzioni al Ministero dell’Economia?, si chiede l’Isae, secondo cui i benefici di questa operazione, in termini di bilancio statale, sono marginali.

Help Consumatori ha approfondito il caso con Enrico D’Elia, un economista dell’Isae. Come pensate di agire?

In questo momento l’Istituto è occupato, c’è un presidio permanente di impiegati e ricercatori. Stasera una rappresentanza dell’Istituto lancerà l’appello durante la trasmissione Anno Zero e nel frattempo noi stessi stiamo facendo circolare l’appello perché ci sembra importante che tutti sappiano. Qui non stiamo cercando di difendere dei posti di lavoro perché probabilmente ciascuno di noi troverà un’altra collocazione, ma se l’Istituto scompare è un danno per tutti. Forse una colpa dell’Isae è stata proprio quella di non far sapere cosa faceva, in quanto poteva essere utile alle persone comuni, a tutti i consumatori. Stiamo cercando di recuperare il tempo perduto sensibilizzando anche l’accademia italiana perché noi siamo dei riferimenti importanti sia a livello nazionale, sia internazionale. Stiamo facendo circolare l’appello anche in ambito internazionale. La Commissione Europea di recente ha sollecitato tutti i Governi nazionali a creare istituzioni indipendenti che valutassero le politiche economiche. L’Italia ne ha già una e la sta chiudendo. Mi sembra paradossale.

In precedenza c’è stato un dialogo con il Governo?

Immagino di sì, forse con il Presidente. Ma la decisione è stata un fulmine a ciel sereno. Anche perché fino al giorno prima della diffusione della notizia, il Ministero dell’Economia aveva siglato con noi una convenzione per la stesura di un rapporto istituzionale al Parlamento.

Dall’appello si capisce che le vostre attività continueranno, ma all’interno del Ministero?

A proposito di questo vorrei fare un paragone. Cos’è successo con questa crisi finanziaria? Alcune agenzie di rating da una parte davano giudizi sulle imprese e dall’altra speculavano contro. Se io affido al Ministero dell’Economia il giudizio sull’operato del Ministero dell’Economia mi sto ponendo esattamente nella posizione simile a quella delle agenzie di rating. Il Ministero sarebbe colui che agisce e che giudica la propria azione, come se chiedessi all’oste se il vino è buono.

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