ECONOMIA. Rapporto trimestrale della Commissione Ue: clima difficile per l’area euro

A febbraio l’inflazione è stata del 3,3% nell’area euro contro l’1,7% dell’anno precedente. La crescita del Pil è passata dal 2,6% del terzo trimestre del 2007 al 2,2% del quarto trimestre. Questo calo di crescita è legato soprattutto all’indebolimento del consumo privato, causato dal progressivo innalzamento dei prezzi finali.

Dall’ultimo rapporto trimestrale sull’area euro, pubblicato oggi dalla Direzione Generale agli Affari Economici e Finanziari della Commissione europea, emerge un clima economico sempre più difficile a cui l’area euro cerca di resistere, sostenuta soprattutto dai mercati emergenti.

"L’economia dell’area euro – ha commentato il commissario europeo responsabile degli affari economici, Joaquin Almunia – deve confrontarsi con difficoltà considerevoli, come l’incertezza persistente sulla durata e sul costo finale della crisi finanziaria, l’indebolimento dell’economia americana e l’aumento dei prezzi delle materie prime. Nonostante dei fondamenti economici solidi, l’area euro comincia a vacillare".

Il rapporto analizza l’aumento recente dei tassi di inflazione negli Stati membri dell’area euro. Emerge come i diversi Stati abbiano reagito differentemente all’aumento dei prezzi dell’energia e delle derrate alimentari, dall’estate del 2007. Le differenze dipendono dal peso che hanno le derrate alimentari e l’energia nel paniere nazionale dell’indice dei prezzi al consumo armonizzati, dal grado di concorrenza dei mercati al dettaglio e dalla posizione nel ciclo economico. L’incidenza dell’apprezzamento dell’euro sulla moderazione dell’inflazione dipende anche dal commercio internazionale, dalle condizioni congiunturali e dal grado di concorrenza dei mercati domestici al dettaglio.

Il rapporto cerca anche di determinare le cause che hanno portato a stabilizzare la crescita e l’inflazione dei paesi industriali. Tale fenomeno, chiamato "Grande Moderazione" dagli economisti è legato soprattutto ai miglioramenti apportati nelle politiche economiche, in particolare in quelle monetarie, e a stabilizzatori di budget automatici più potenti. Tali cambiamenti hanno contribuito a moderare gli errori del passato.

Inoltre le riforme portate sul mercato del lavoro hanno permesso di rilevare i livelli di occupazione, ma si osserva una scissione sempre più netta su questo mercato a discapito di coloro i quali non beneficiano di un contratto standard.

La parte finale del rapporto, intitolata "Focus", indica che l’Asia dell’Est potrebbe apprendere dall’esperienza europea sul piano economico nell’interesse della regione e del mondo intero. Per molti versi, però, l’Asia non dispone ancora di meccanismi appropriati di sorveglianza che costituiscono una condizione necessaria per un coordinamento fruttuoso sul piano monetario e del tasso di cambio.

Comments are closed.