ECONOMIA. Spesa pubblica, Toscana ricorre alla Corte Costituzione su tre articoli decreto Bersani

La Regione Toscana ha deciso di impugnare davanti la Corte Costituzionale tre articoli del decreto Bersani. In particolare, si tratta degli articoli 22, 26 e 30, relativi al contenimento e alla razionalizzazione della spesa pubblica, "con contenuti del tutto analoghi alle norme previste nell’ultima legge finanziaria", spiega una nota della regione. "Facciamo ricorso alla Corte – ha affermato il presidente Claudio Martini – perché vogliamo un rapporto corretto tra Stato e Regione. Questo decreto ripropone norme del tutto simili a quelle contenute nell’ultima legge finanziaria, quella del 2006 che – insieme ad altre Regioni – abbiamo impugnato. Si tratta di norme che bloccherebbero l’attività degli enti regionali e non ci consentirebbero di fare i bilanci in tempo utile".

Per quanto riguarda l’articolo 22, esso prevede un taglio del 10 per cento alla spesa per il funzionamento degli enti non territoriali e riguarda la seconda metà dall’anno in corso e i successivi tre anni, fino a tutto il 2009. Per la Toscana riguarda gli enti cosiddetti derivati: Irpet, Arpat, Arsia, Toscana Promozione. Dal taglio sono state escluse le Asl, gli istituti zooprofilattici e le istituzioni scolastiche. Il decreto Bersani inserisce poi una novità rispetto agli interventi previsti dai precedente governo: le somme così recuperate dovranno essere versate al bilancio dello Stato. " Non ci si limita ad imporre tagli e tetti di spesa in maniera lesiva dell’autonomia regionale – prosegue Martini – ma si esige anche di versare le somme provenienti da tali riduzioni allo Stato centrale. Capisco le difficoltà del Governo, ma certe cose si discutono e si concordano insieme. Non si possono imporre. Facciamo ricorso alla Corte auspicando almeno un rapido pronunciamento che escluda l’applicazione agli enti regionali".

L’art. 26 riguarda invece le norme per il rispetto del patto di stabilità. Con questo articolo – si legge nella nota – si prevede che il mancato rispetto dei limiti di spesa da parte degli enti derivati – spesa del 2003 incrementata del 4,5 per cento – comporta la riduzione dei trasferimenti finanziari in misura analoga alle eccedenze di spesa. "Si tratta – prosegue ancora Martini – di una norma che svilisce l’autonomia organizzativa e finanziaria delle Regioni, perché impone obblighi e vincoli sulla spesa degli enti regionali. Noi siamo d’accordo a rispettare il patto di stabilità e lo stiamo facendo, ma vogliamo decidere noi "dove e per che cosa" spendere meno. Deve essere la Regione a decidere in quali settori ridurre o quali interventi tagliare. Se vogliamo contribuire al risanamento senza fare danni, i tagli non possono essere decisi da Roma e non possono essere gli stessi per tutti".

Infine l’art. 30 del decreto, relativo alla spesa per il personale, che prevede per il 2006 una spesa per il personale pari a quella del 2004 ridotta dell’1 per cento. Praticamente si è imposto il blocco delle assunzioni e la riduzione del personale. La Toscana, insieme ad altre Regioni, ha impugnato anche questa norma e, in attesa che la Corte si pronunci, ha approvato una specifica legge regionale per superare le rigidità di questo vincolo. "Così faremo – conclude il presidente toscano – anche in questa occasione. Oggi abbiamo deciso di ricorrere alla Corte e stiamo anche pensando ad una legge regionale per esonerare gli enti regionali dall’applicazione di tali disposizioni, in modo da assicurare la continuità del loro funzionamento".

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