ECONOMIA. UE, Almunia: tesoretto tutto al risanamento

BRUXELLES. Bastone e carota per l’Italia dal commissario Ue agli affari economici, Joaquin Almunia. Se da una parte Almunia ha ammesso che l’Italia ha riportato un buon miglioramento strutturale del deficit nel 2006 (sebbene con alcune misure "una tantum"), dall’altra il commissario è sembrato molto perplesso su un possibile uso del cosiddetto "tesoretto" italiano diverso dalla riduzione di deficit e debito.

Joaquin Almunia non molla: in Italia tutte le entrate impreviste, il "tesoretto", dovrebbero essere utilizzate per la riduzione del deficit e del debito"tutto il ‘tesoretto’ deve essere utilizzato per ridurre deficit e debito, e quindi per accelerare il risanamento dei conti pubblici. Un monito a cui il commissario Ue agli affari economici e monetari fa seguire un avvertimento: Bruxelles si riserva di valutare eventuali usi "alternativi" dell’extra gettito.

Bruxelles ribadisce dunque tutte le sue perplessità sulla decisione del governo italiano di destinare una parte delle maggiori entrate (circa 2,5 miliardi su 10 di extragettito) a misure di natura sociale. Lo fa a quattro giorni dalle attesissime ‘Previsioni di Primavera’ della Commissione Ue, che per l’Italia dovrebbero aprire la strada verso la fine della procedura per deficit eccessivo, prevista per la metà del 2008. Del resto – riconosce Almunia – il nostro Paese nel 2006 ha compiuto "miglioramenti strutturali significativi" sul fronte della riduzione del disavanzo. Ma proprio per questo deve accelerare la sua marcia, considerando anche il livello ancora elevatissimo del debito pubblico.

Del resto – ricorda Almunia nella dichiarazione annuale sulla zona euro – l’impegno preso dai ministri economici di Eurolandia é quello di accelerare il risanamento, completando le riforme strutturali e riducendo il livello della spesa pubblica. E l’obiettivo indicato per i Paesi ancora in deficit eccessivo – vedi l’Italia – deve essere quello del pareggio di bilancio entro e non oltre il 2010.

Per il nostro Paese significa azzerare il disavanzo con un anno di anticipo rispetto alla tabella di marcia contenuta nell’ultima versione del Programma di stabilità. La posta in palio è altissima, non solo per l’Italia: "Gli Stati membri che non riescono a fare progressi sufficienti nonostante la crescita favorevole – avverte Almunia – potrebbero non raggiungere un margine di sicurezza sufficiente per non superare la soglia del 3% se e quando il ritmo della crescita diminuirà, ripetendo così gli errori politici della fine degli anni ’90”.

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