ECOREATI. Direttiva “Chi inquina paga”, Italia tra i primi a trasporla

BRUXELLES. Una buona occasione per vantarsi: l’Italia è tra i primi Paesi dell’Unione Europea, insieme alla Lettonia e alla Lituania ad aver recepito la Direttiva del 2004 sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale.

"La prevenzione e la riparazione del danno ambientale – si legge nel testo della direttiva- dovrebbero essere attuate applicando il principio «chi inquina paga»" .Il principio fondamentale, si legge ancora "dovrebbe essere quindi che l’operatore la cui attività ha causato un danno ambientale o la minaccia imminente di tale danno sarà considerato finanziariamente responsabile in modo da indurre gli operatori ad adottare misure e a sviluppare pratiche atte a ridurre al minimo i rischi di danno ambientale".

In Italia, la direttiva 2004/35 è stata trasposta dalla Parte VI del Decreto Legislativo 152/2006 intitolata "Norme in materia di tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente".

In realtà il decreto è in corso di modifiche che probabilmente andranno a toccare anche questa parte relativa al danno ambientale. Distruggere un paesaggio, inquinare una falda idrica, seminare rifiuti tossici in Italia non saranno più oggetto di semplici contravvenzioni ma verranno considerati crimini.

L’inquinamento di una falda idrica, ad esempio, oggi punibile con una sanzione che va da 1 a 5 anni, potra’ far scattare una condanna che va dai 5 ai 20 anni. L’associazione a delinquere finalizzata a crimini ambientali comporterà fino a 15 anni per chi la dirige. Per la frode in materia ambientale si potra’ arrivare a 8 anni di carcere. Nel 2005 sono stati 23.660 gli ecoreati commessi. Il fatturato delle cosche dell’ecomafia e’ stato di 9 miliardi di euro e di 150 miliardi il valore degli immobili illegali sequestrati; 40mila le case abusive costruite. Nel 2006 gli indagati per reati contro l’ambiente sono stati 426; 108 gli arresti, 12 le misure cautelali. Nei primi tre mesi del 2007 gli indagati sono stati 211, 28 gli arresti e 8 le misure cautelari.

Per il momento comunque, possono rilevarsi alcune difformità tra il testo attuale del decreto e quello della direttiva, prima fra tutte la mancata trasposizione dell’articolo 3 della Direttiva che stabilisce il criterio oggettivo di responsabilità per tutte le attività elencate nell’allegato III.

La nuova direttiva, frutto di discussioni avviate alla fine degli anni ’80, e’ il primo atto legislativo Ue specificamente fondato sul principio ”chi inquina paga” e, sottolinea la Commissione, permetterà di evitare danni alle risorse ambientali come l’acqua, gli habitat naturali, gli animali, la flora, ma anche contro inquinanti del suolo, molto nocivi per la salute umana. La direttiva sulla responsabilità ambientale era stata proposta dalla Commissione nel 2002 e quindi adottata nel 2004 da Parlamento e Consiglio. Gli Stati membri avevano tempo fino al 30 aprile 2007 per tradurla nella legislazione nazionale.

”La direttiva – ha detto il commissario Ue all’ambiente, Stavros Dimas – spingera’ a prevenire i danni all’ambiente e permetterà ai governi di ottenere una riparazione da chi ha provocato gravi danneggiamenti. Ma devo constatare con preoccupazione – ha aggiunto Dimas – che solo tre Stati membri hanno adottato finora questo atto legislativo di rilievo. Se gli altri non seguiranno prima possibile la stessa strada, la Commissione sara’ costretta ad avviare una procedura”.

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